di Viviana Del Vecchio
C’era una volta un piccolo fantasma scrittore, non abitava in un castello, né in una soffitta polverosa, ma dentro un vecchio calamaio dimenticato sul banco di scuola.
Di giorno dormiva immerso tra gocce d’inchiostro secche, mentre di notte usciva piano piano con la sua penna d’oca, leggero come un soffio. Sognava di scrivere una storia di Halloween tutta sua, ma ogni volta che provava le parole svanivano nel nulla: dopotutto, era un fantasma, e i fantasmi non possono mica scrivere.
Nella stessa classe c’era Jack, un bambino di sette anni con occhi grandi ma un coraggio piccolissimo.
Tutti i suoi compagni aspettavano Halloween con entusiasmo, mentre lui lo temeva: le maschere mostruose lo facevano tremare, i ragni finti lo facevano urlare, e persino le zucche illuminate sembravano fissarlo con occhi di fuoco. La sera di Halloween cercò di nascondersi sotto le coperte, ma sul suo quaderno comparve una scritta brillante, come tracciata da una mano invisibile:
«Mi aiuti a scrivere una storia di paura?»
Jack sgranò gli occhi. Dal calamaio della sua scrivania spuntò il piccolo fantasma, bianco come latte e con la penna stretta tra le mani.
Jack non riusciva nemmeno ad urlare dallo spavento.
«Non voglio spaventarti,» mormorò, «ho bisogno di te. La tua paura è l’inchiostro che dà vita alle mie parole.»
Jack esitò, poi iniziò a parlare piano. Raccontò dei pipistrelli che svolazzavano sopra il tetto, dei teschi che lo fissavano dalle finestre dei negozi, e della lanterna gigante che davanti a casa sembrava sorridere in modo minaccioso. A ogni parola, il quaderno si riempiva di frasi luminose, era una magia bellissima!
All’improvviso, dal foglio emerse un pipistrello con gli occhiali, che sbatteva le ali ridendo goffamente. Poi comparve una zucca parlante, che starnutiva scintille invece di far paura.
Infine si presentò uno scheletro, che sbadigliava e si lamentava del mal di schiena e d’ossa. Jack non credeva ai suoi occhi: tutto ciò che lo spaventava, sulla carta diventava buffo, tenero e persino simpatico.
«Vedi?» disse il fantasma con un sorriso. «Le tue paure non ti tolgono forza. La trasformano in storie.»
Da quella notte Jack non cercò più di sfuggire a Halloween. Anzi, lo aspettava con impazienza, pronto, come da tradizione, davanti alla scrivania con il suo nuovo amico per inventare avventure sempre più stravaganti. E il piccolo fantasma, finalmente, non era più solo: aveva trovato un compagno con cui scrivere il libro che aveva sempre sognato.
E se ancora oggi qualcuno sente ridacchiare nel reparto horror delle biblioteche, non c’è da spaventarsi: sono le risate di Jack e del piccolo fantasma che si divertono a creare mostri e personaggi sempre più buffi e simpatici, alla ricerca della storia di Halloween più divertente di sempre!

