di Barbara Anna Gaiardoni
C’era una volta,
un piccolo fantasma scrittore che aveva come amico Rip, un fantasmino trasparente come la carta velina. Rip serbava un segreto ingombrante che nessuno mai era stato in grado di svelare. Quel segreto aveva a che fare con un paio di mutande che indossava e mostrava senza alcun pudore. Erano rosse con dei cuori bianchi di diversa grandezza.
“Ma non ti vedi?!!” lo schernivano i suoi coinquilini del cimitero.
Rip se ne fregava e ogni sera, al tramonto, quando le ombre dei cespugli giocavano a nascondino con la Luna piena, sgattaiolava fuori dalla tomba e volava nel parco. Lì era al sicuro di svolazzare indisturbato. Ma alla vigilia di Halloween, le cose non andarono proprio così.
Al signor Vilelmo, un vecchietto che da tempo si godeva la pensione, venne voglia di arrostire quelle castagne che ogni giorno vedeva nel parco. Arrivato sotto il castagno, mentre si dava da fare per raccoglierle, si trovò all’improvviso, proprio davanti al naso, un paio di mutande rosse, così libere da assomigliare alla bandiera dell’Altare della Patria.
“Operbacco!”, gridò sommessamente. Sì, perché Vilelmo, che la guerra l’aveva combattuta per davvero, si era addestrato anche ad urlare a bassa voce.
Rip s’accese come un pomodoro in pieno agosto. Il suo segreto era venuto a galla. “Non avrai paura di un paio di mutande?!!”, disse come se dovesse difendere l’indifendibile.
Vilelmo capì al volo che era in presenza di una creatura senza corpo. Si prese qualche secondo per tirare il fiato e poi replicò con un “Pure rosse, sono!”
“Che c’è di male? Non mi dire che la tua nonna non te ne ha mai cucite un paio…”
In quel preciso istante, a Vilelmo venne in mente la sua di nonna. Una donna che l’aveva protetto e coccolato fino a che aveva potuto.
“Certo – rispose – ma non mi sognerei mai di andarci in giro!”
“Perchè si vede che tu non hai mai amato un supereroe.”
Vilelmo capì che era in presenza di un fantasma bambino, abbassò lo sguardo e tacque.
“Il mio mi fa dimenticare di essere un fantasma”, disse Rip.
“E scommetto che è proprio lui a farti volare alla velocità della luce”, replicò Vilelmo, che aveva ritrovato quel coraggio indispensabile per affrontare tutta la tristezza di quel momento.
Rip annuì a modo suo. Con le sue mutande rosso fuoco, spiccò un volo che arrivò dritto sulla Luna e poi giù verso il castagno e poi ancora via verso il cielo stellato.
Le rughe intorno agli occhi di Vilelmo s’incresparono in un sorriso.
“Sei il fantasmino più coraggioso che io conosca!”
Rip s’illuminò. Era la prima volta che qualcuno lo capiva nel suo essere impalpabile. Da quel giorno, continuò a piroettare nel parco, con le sue mutande rosse, non più per nascondere un segreto al mondo, ma per mostrare a se stesso il suo superpotere.
Il piccolo fantasma scrittore era orgoglioso di avere Rip come amico. In fondo, diciamocelo, chi non lo sarebbe!

