La villa del mistero

di Fabrillo Vigrali

C’era una volta un piccolo fantasma scrittore che viveva in una villa diroccata con il tetto pieno di buchi e i vetri delle finestre rotte. Abitavano con lui un fantasma calzolaio, un fantasma poliziotto e una fantasma parrucchiera.

Nessuno sapeva il proprio nome. Nessuno ricordava il proprio perché.

La notte del 31 ottobre, lo Spirito di Halloween si materializzò nel salone, avvolto in un mantello di bruma e nostalgia.

«Oggi posso concedere a ciascuno una risposta.»

«Chi ero?»

«Un marito tradito.»

«Come sono finita qui?»

«Per mano di chi diceva amarti.»

«Perché sono morto?» 

«Eri nel letto sbagliato.»

«Cosa mi lega a loro?»

«Un coltello da cucina. Due amanti. Un arresto nel sangue.»

Le rivelazioni, potenziate dalla magia della notte in cui il velo tra i mondi si assottiglia, fecero crollare il muro dell’oblio.

Lo scrittore fissò la donna. «Tu eri mia moglie.»

Lei annuì, poi guardò il calzolaio che piangeva silenziosamente.

«Vi ho trovati insieme, nel nostro letto. Nudi. Il coltello era sul comodino. L’ho preso… Non ho controllato la rabbia.»

«Mi hai squarciata guardandomi negli occhi. Non meritavo tanto odio.»

«Io ho tentato la fuga» aggiunse l’amante. «Mi hai raggiunto sulle scale. La lama… per tre volte l’hai conficcata.»

Anche il poliziotto ricordò: «Sono arrivato con le sirene. I vicini avevano chiamato urlando “carneficina”. Tu grondavi rosso. Ti ho ordinato di posare l’arma.»

«Dovevano pagare solo loro due. Saresti dovuto rimanere in centrale.»

«Ora ricordo: abbiamo lottato, siamo finiti fuori dalla finestra. Era il quarto piano.»

«Quattro cadaveri in una notte» concluse lo Spirito di Halloween.

Il dolore li travolse come un’onda nera.

«Come hai osato tradirmi? Ti sono sempre stato fedele.»

«Per te contavano solo i tuoi romanzi» replicò lei. «Lui sì che mi faceva sentire viva.»

«Potevi chiedere il divorzio.»

«Mi avresti lasciata andare? O mi avresti uccisa comunque?»

«Io ero innocente. Single. Riparavo scarpe. L’ho incontrata al mercato, era triste… mi sono avvicinato solo per consolarla ma mi ha sedotto quella strega. Non meritavo di crepare così.»

«Chiedo scusa a entrambi. Volevo solo essere amata.»

«Le lacrime ormai non servono» concluse il poliziotto. «Abbiamo sbagliato tutti.»

Lo Spirito li osservò con occhi millenari. «Ogni anno la stessa scena. Le stesse parole. È la settantasettesima volta.»

«Davvero? Ma noi non ricordiamo nulla.»

«All’alba dimenticherete tutto. È la vostra condanna: scoprire, soffrire, dimenticare. In eterno.»

«Questa volta ricorderemo!»

«Impossibile. È l’inferno che vi siete cuciti addosso.»

L’alba iniziò a filtrare dalle fessure. I loro occhi si svuotarono. I volti si appiattirono. I ricordi colarono via come sabbia.

«Aspetta! Come si chiamava nostro figlio?»

Ma era tardi. Il sole cancellò tutto.

Quattro spettri fluttuavano nella villa. Sconosciuti. Muti. In attesa della prossima Halloween.

La villa del mistero – Fabrillo Vigrali
La villa del mistero

Un pensiero su “La villa del mistero

  • Novembre 1, 2025 alle 9:02 am
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    Complimenti, un racconto ricco di intrecci coinvolgenti, e allo stesso tempo, stravolgimente dai suoi lati oscuri.
    Per il mio stato emotivo mai sarei riuscita a scriverlo
    Bravissimo.

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