di Jessica Bars
Il Natale si sta avvicinando, l’atmosfera e il profumo nell’aria di zenzero e cannella mi fanno sorridere, amo il Natale. La neve cade lentamente ma a fiocchi grossi, i marciapiedi sono già bianchi. La mia pasticceria preferita è già aperta, la raggiungo allungando il passo, la colazione più buona di New York. Oggi ho proprio voglia di una buona cioccolata calda con la panna e di un cupcake al cioccolato. Seduta su un tavolo vicino alle vetrate, gusto la mia bevanda e osservo il via vai di gente. Immagino le persone sedute in una tavola preparata con una tovaglia rossa e bianca, tovaglioli piegati a forma di rosa, come centri tavola le stelle di natale rosse, con vassoi colmi di ogni leccornia possibile: dagli antipasti di crostini caldi e freddi, alle torte salate, tartine con pesce e altre con carne a riempire una tavola con almeno 20 parenti che chiacchierano e mangiano tutti assieme, felici di potersi riunire un altro anno ancora. La magia del Natale. Per me invece, sarà il secondo anno lontano da casa, due anni che non vedo la mia famiglia, se ci penso la tristezza prende il sopravvento.
Mentre scavo tra i miei ricordi d’infanzia, una coppia con una bambina entra dalla porta, la bambina è bionda con capelli lunghi e i boccoli ben definiti, sorride mentre trascina per una mano il padre avvicinandosi alla vetrina. I suoi occhi azzurri brillano, mi ricorda la mia nipotina più piccola, Aurora, quanto amo quella bambina e quanto ho sofferto il distacco da lei quando sono partita. Devo andarmene in fretta prima di piangere.
La neve continua a scendere copiosa e il mio respiro affannato diventa una nuvoletta che si dissolve in fretta. Camminare per la quinta strada è sempre un’emozione nei periodi festivi, dopo due anni però, non mi sono ancora abituata a tutte queste luci e la confusione, tra i taxi gialli che sfrecciano come pazzi per la strada, turisti estasiati, lavoratori spazientiti che corrono per arrivare puntuali a lavoro, un caos che mi stupisce sempre.
Sento le risate di un gruppetto di ragazze e ragazzi, con borsette piene di pacchetti dai colori sgargianti, l’euforia tipica del Natale è contagiosa, tanto che anche io mi ritrovo a ridere con loro.
Quando raggiungo il mio ufficio, una calma piatta mi avvolge, finalmente di fronte al mio PC, rispondo alle mail per le richieste di preventivi di viaggi.
La mia collega mi comunica che l’indomani per la vigilia, un gruppo ha prenotato il tour della grande mela, assieme al tour delle case Natalizie in periferia. Un pugno allo stomaco mi ricorda che questo tour era quello che con tanta gioia avremmo dovuto fare il Natale prima della mia partenza. Era tutto organizzato con la mia famiglia, purtroppo però la morte prematura di mio fratello Daniel, mandó tutto in fumo, facendo passare il periodo Natalizio nel dimenticatoio. Una parte di me è convinta che avremmo dovuto farlo nonostante l’enorme perdita, anche solo per riunire pezzi di noi stessi, persi nel nulla dopo quel lutto improvviso e devastante che ci ruppe l’anima.
Ma non fu possibile.
La nostalgia di casa mi pervade.
Per fortuna nelle seguenti ore tra chiamate per prenotazioni viaggi, email di conferma, informazioni e appuntamenti vari, la giornata vola via.
Rientro a casa nel pomeriggio e vengo accolta da Oliver, il mio gatto rosso che cerca le mie coccole, ma sono di corsa, mi devo preparare per l’aperitivo con la mia amica.
La serata va a gonfie vele, ci divertiamo e conosciamo due ragazzi molto carini con cui ci siamo scambiate i numeri, chissà cosa ne verrà fuori. Mentre rientriamo le strade sono ancora piene di gente, il profumo di hot dog e patatine fritte sovrasta l’odore di smog, a pochi metri da noi il tizio del carrello di street food ci invita ad assaggiare la loro novità, è notte fonda ma un languorino si fa strada dallo stomaco che con un brontolio mi costringe a fermarmi e ordinare, anche Clarissa ha fame.
Appena arrivo a casa mi lancio vestita come sono a letto, sono distrutta. Tra qualche ora avrò dei clienti a cui fare da guida, mi addormento pensando che è già la vigilia di Natale. Il mattino seguente mi recò all’areoporto e attendo i miei clienti, quando ricevo una telefonata dalla mia collega, i clienti hanno avuto un imprevisto, me ne torno a casa in attesa di una telefonata.
Dalla porta di casa sento un leggero brusio, chissà Oliver cosa starà combinando, apro la porta di colpo e nel buio tasto in cerca della luce, nell’ombra però noto un movimento che non riconosco nel mio gatto, appena accendo la luce un gruppo di persone saltano fuori gridando sorpresa! Sono così paralizzata da non capire subito, il cuore accelera e le mie mani cominciano a tremare appena mi rendo conto che ho davanti la mia famiglia! Ci sono mamma, papà, le mie due sorelle, la mia nipotina che mi corre incontro e mio cognato che mi accolgono in un caloroso abbraccio, e naturalmente la mia collega complice di questa splendida sorpresa! Il Natale più bello della mia vita ha preso vita la mattina della vigilia!

