“Sognando il Natale”

di Stefania Morassi

Quando ero piccola e non riuscivo ad addormentarmi mia mamma mi diceva: “chiudi gli occhi e pensa a qualcosa di bello, a qualcosa che ti piacerebbe fosse vero e che ti rende felice… Vedrai che il sonno arriverà senza neppure che tu te ne accorga!”

Ed era così ogni volta: senza che me ne rendessi conto scivolavo tra le braccia di Morfeo.

Oggi non so dire se ciò accadesse, perché mia madre aveva ragione o grazie alle sue amorevoli carezze, oppure per entrambe le cose, ma mi piace pensare che, nelle sue parole, ci fosse un fondo di verità e anche se ormai sono adulta, quando il sonno fa fatica ad arrivare, continuo a seguire il suo consiglio: chiudo gli occhi e mi lascio trasportare dalla fantasia.

Vi va di provare insieme a me? Sì?

Allora tutti insieme chiudiamo gli occhi e immaginiamo…

E’ la vigilia di Natale. E’ sera tardi e sta nevicando: grossi fiocchi cadono lenti e silenziosi posandosi l’uno sull’altro sul terreno freddo fino a creare una soffice coperta immacolata. Pian piano, ogni cosa si ricopre di questa sorta di bambagia che rende tutto ancora più silenzioso e ovattato.

Nelle case, una alla volta, le luci si spengono. Rimangono solo le decorazioni natalizie a illuminare e a rallegrare questa notte magica.

C’è una casetta in fondo alla strada… La vedete?… Sì, esatto! E’ proprio quella con un piccolo giardino intorno e la recinzione in legno. Sembra quasi la casa di Biancaneve e i sette nani.

Ci avviciniamo senza far rumore e oltrepassiamo il cancello, che cigola leggermente quando lo sospingiamo. Sul vialetto d’ingresso lasciamo le nostre impronte, ma non ha importanza: entro domani mattina la neve, che continua a scendere lieve, le avrà cancellate e nessun saprà mai del nostro passaggio.

Sulla soglia, prima di entrare, abbiamo cura di toglierci le scarpe bagnate.

All’interno un bel tepore ci accoglie. Ci guardiamo attorno incuriositi: in un angolo, un bel caminetto con le braci ancora ardenti, ci invita a toglierci i cappotti e ad allungare verso di esso le nostre mani intirizzite dal freddo. Il calore, che lentamente attraversa il nostro corpo, ci fa sentire subito meglio. Il nostro sguardo vaga per quella stanza che sa di “focolare”, di “famiglia”, di “amore”. Su una mensola alcune fotografie ritraggono, per renderli eterni, attimi di vita irripetibili, volti che non subiranno il trascorrere del tempo, sorrisi che nessun dolore potrà mai cancellare. Sono ricordi di emozioni sopite nel cuore, ma non dimenticate, che con uno sguardo torneranno a farsi sentire come se tutto fosse accaduto ieri. Ci sono una coppia di giovani che si tengono per mano all’uscita dalla chiesa, il giorno del loro matrimonio. La gioia dipinta sui loro visi per il futuro che li aspetta. C’è un bimbo che gattona sperimentando così la scoperta dello spazio attorno a sé.

Quello stesso bimbo al suo primo compleanno e poi al suo primo giorno di scuola. Accanto l’immagine di due anziani: lui, con un braccio cinge le spalle di lei e la guarda con un’infinita tenerezza, lei, leggermente imbarazzata, fissa l’obiettivo e sorride timida.

Accanto al caminetto, su un basso tavolino, il simbolo per eccellenza del Natale: il Presepe. Probabilmente, è frutto della mano di un bambino perché le statuine, che rappresentano i pastori, sono disposte in maniera disordinata, alcune sono rivolte dalla parte opposta alla capanna che ospita Giuseppe, Maria e il Bambin Gesù. Eppure nella sua imperfezione risulta essere perfetto, perché non c’è calcolo, ma spontaneità, non c’è la ricerca ossessiva dell’armonia e della precisione, ma è ciò che vede e sente un animo puro come quello di un fanciullo, che, all’apparenza, preferisce la sostanza delle cose.

Nell’angolo opposto, l’albero di Natale: un abete vero! Lo notiamo dagli aghi che lascia cadere ai suoi piedi e dal profumo che emana. Profumo di bosco, di pece, di usanze ormai passate, che ci provoca una fitta di nostalgia per qualcosa che non tornerà più.

Quello, a differenza del Presepe, è perfettamente addobbato con palline colorate di dimensioni leggermente più grandi man mano che dalla punta si scende verso la base. Sui suoi rami batuffoli di cotone sono stati disposti a simulare i fiocchi di neve e fili argentati corrono tutt’attorno. Piccole luci intermittenti completano quel capolavoro, che cattura la nostra attenzione per un lungo istante.

Quando ci riscuotiamo notiamo che, lì, Babbo Natale è già passato: sotto l’albero, infatti numerosi regali aspettano solo di essere scartati tra grida di gioia e stupore.

Ma lo sentite? Lo sentite anche voi questo profumo di cannella e spezie? Proviene dalla stanza attigua, verso la quale ci dirigiamo in punta di piedi, cercando di non far rumore.

A stento tratteniamo un’esclamazione di sorpresa e apprezzamento: davanti a noi una tavola, già apparecchiata per la colazione, ci invita a prendere posto.

Peccato che non siamo noi gli ospiti attesi!

Disposti su vassoi, diversi tipi di biscotti natalizi attentano alla nostra gola, c’è solo l’imbarazzo della scelta: cornetti al cioccolato o alla vaniglia, stelle di cannella, biscottini speziati, alle nocciole, alle mandorle, al cocco, alla marmellata o semplicemente al burro ricoperti di zucchero a velo. Una vera delizia non solo per il palato ma anche per gli occhi!

Vorremmo rimanere lì e assaggiare tutto, senza fretta, tra un sorso di caffè e l’altro o magari del tè, scambiandoci gli auguri e chiacchierando amabilmente, ma non è possibile, dobbiamo completare la nostra visita prima che qualcuno si svegli e ci scopra.

Usciamo da lì e, con cautela, saliamo le scale che ci portano al piano superiore, dove ci sono le camere da letto.

Sul pianerottolo ci fermiamo un attimo, incerti su quale porta aprire per prima. Ce ne sono quattro e tutte hanno appesa una ghirlanda fatta di pigne e agrifoglio. Dopo un attimo d’esitazione decidiamo per la prima alla nostra destra.

Veniamo accolti da un gran russare e dobbiamo fare uno sforzo enorme per non scoppiare a ridere.

E’, senz’ombra di dubbio, la stanza dei padroni di casa. Ci concediamo solo un veloce sguardo: è una stanza sobria e ordinata, con pochissimi oggetti in vista, quasi a voler eliminare ogni distrazione che possa in qualche modo ostacolare il riposo.

Usciamo alla chetichella chiudendo piano la porta alle nostre spalle e ci intrufoliamo nella camera accanto.

Una miriade di stelle ci investe accompagnata da pianeti e intere costellazioni. Rimaniamo ammaliati e per un lungo istante non riusciamo a muovere un solo passo, completamente rapiti da quest’atmosfera magica. Passato lo stupore ci guardiamo attorno scorgendo, in un angolo, un proiettore dal quale partono quelle bellissime immagini che ci hanno lasciato a bocca aperta. Poco distante una scrivania, sulla quale sono impilati libri e quaderni, un ampio armadio e, addossato alla parete, un letto a castello. Ci avviciniamo piano e veniamo rapiti dalla visione di due bimbi addormentati: un maschio e una femmina. Avranno sei e dieci anni, un’espressione di pura serenità dipinta in viso, specchio della loro innocenza e della totale fiducia che ancora hanno nei confronti del mondo, che invece non si farà riguardo a metterli alla prova e, in alcuni casi, anche a tradirli.

Ma non è il momento di rattristarci con questi pensieri; oggi è una notte speciale, quella che precede il Natale e allora godiamoci questa dolce attesa, perché è proprio l’attesa che da sapore alle cose, che le colora, che ce le fa desiderare e che spinge ognuno di noi a volerle conquistare, dandoci così un obiettivo che ci fa sentire vivi!

All’improvviso il suono delle campane ci fa sussultare: è mezzanotte, Gesù Bambino è nato e per noi è giunta l’ora di ritiraci, in silenzio, come siamo arrivati, ma diversi perché attraverso un sogno abbiamo potuto riassaporare il senso vero del Natale, che è speranza, amore, famiglia, calore… E allora viene spontaneo chiedersi perché non può essere Natale tutti i giorni…

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