“Babbo Natale non esiste”

di Luisa Patta

Mentre getto le bucce del mandarino nel cestino, vedo un foglio accartocciato adagiato sul fondo. I fogli accartocciati sono per me una tentazione irresistibile, non riesco mai a trattenermi dal recuperarli e riaprirli, stendendoli con il palmo delle mani su una superficie liscia. Un foglio accartocciato nasconde sempre un segreto, penso. O un errore, un’imperfezione, una sbavatura. E io vado matta per ciascuna di queste cose.

Recupero il tesoro dal cestino e corro in un angolo indisturbato di casa per sbirciare il contenuto.

La calligrafia in corsivo di mio figlio si svela man mano che apro quella pallina di carta.

Ogni parola è scritta con un pennarello di colore diverso e l’incipit è inequivocabile:

“Caro Babbo Natale”.

È la letterina per Babbo Natale! Sussulto.

Chissà perché si trova nel cestino? Scorro rapida le righe colorate con le richieste ben elencate. “Quest’anno vorrei: una chitarra vera, un nuovo raccoglitore per le carte Pokemon, altri cofanetti con le carte Pokemon, una bicicletta più grande per nove – dieci anni, un gioco labirinto con le palline e qualche libro della collana che parla di storia.”

Penso: via, quest’anno non è andata male. I nonni si sono già prenotati per regalargli la bicicletta e gli altri oggetti sono poco ingombranti, requisito di primaria importanza. Per la scelta della chitarra sono molto felice, adoro i bambini che decidono di imparare a suonare uno strumento. Sono già lì che penso a chi contattare per avere delle buone referenze per un maestro di chitarra ed ecco che il mio sguardo si incaglia sull’ultima frase della lettera, messa lì a tradimento.

Dopo l’elenco dei regali, gioioso e colorato, troneggia un’unica, solitaria, frase scritta di nero: “Babbo Natale non esiste!”

Ecco, una delle cose che temevo di più è arrivata, così, senza preavviso.

E ora, che faccio? Faccio finta di niente? Faccio finta di non aver visto la lettera? Oppure vado sul discorso Natale e intraprendo l’argomento, così alla lontana?

Mica posso scoprire in questo modo che mio figlio non crede più a Babbo Natale! Ci dovrò parlare! Avrà capito che in realtà siamo noi a comprare i regali? Si sentirà tradito?

Questo foglio appallottolato non nascondeva un segreto, bensì la prima vera crisi evolutiva non di un figlio, ma di una mamma che non sa come affrontare il fatto che suo figlio non crede più a Babbo Natale.

Non mi resta che aspettare, non posso andare dritta da lui e chiedergli: ma ci credi ancora a Babbo Natale? Sì o no? Decido di aspettare.

Intanto i giorni passano e arriva l’8 dicembre. Come da tradizione, a casa mia facciamo l’albero e recuperiamo dal soppalco il pesantissimo scatolone con tutti i libri di Natale. Ne leggiamo tanti, ogni anno, per aumentare la magia dell’attesa.

“Quest’anno non sarà la stessa cosa”, faccio questo pensiero mentre tolgo il nastro adesivo dal cartone. Mio figlio non crede più a Babbo Natale, che senso hanno tutti questi libri che parlano di lui, della sua slitta, delle sue renne, degli elfi che lo aiutano a costruire i regali? Già mi sale l’angoscia.

Non potremo più lasciare la finestra accostata per il suo passaggio, la notte della vigilia? O la tazza di latte e biscotti sul tavolo e le carote per le renne?

Non avrà più senso addentare le carote e mangiare qualche biscotto lasciando cadere le briciole in terra, insieme a un po’ di nero sul pavimento e sul davanzale, fingendo le impronte degli stivali sporchi di fuliggine di Babbo Natale. Non esisterà più tutto questo.

Che strano. Mio figlio ha smesso di credere a Babbo Natale e sembra che abbia smesso di crederci anch’io in questo momento. In realtà, ho smesso di crederci anche io alla sua età, ma quando si diventa genitori torna a galla tutto. Torna la voglia di colazione con latte e biscotti e riposini dopo pranzo, di fare torri altissime con le costruzioni, di disegnare fiori, pesciolini e casette in collina, di andare in altalena e, perché no, di credere ancora a Babbo Natale.

Così, mi rendo conto che ero tornata a crederci. A crederci per davvero. A volte crescere è una vera fregatura!

Mi equipaggio di calma serafica e self control e mi avvicino a mio figlio. Sta sfogliando un libro di Natale, tra i miei preferiti. È la storia a fumetti di Babbo Natale che svogliatamente si sveglia, fa una buona colazione e si prepara per la notte più intensa dell’anno. Mi siedo al suo fianco.

«Certo, Babbo Natale deve essere davvero un essere sovrannaturale per riuscire a consegnare i regali a tutti i bambini del mondo, in una sola notte!»

Mi aspetto la risposta pragmatica di mio figlio e sono pronta ad incassare il colpo.

«Sbagli mamma, non è vero quello che dici!»

Ecco, ci siamo. «Pensi sia tutto inventato? Pensi sia una bugia questa storia di Babbo Natale?»

Mio figlio rimane un attimo in silenzio. Poi ribatte. «No mamma, non è Babbo Natale ad essere sovrannaturale, sono le sue renne!»

Sono un attimo spiazzata.

«Vedi mamma, Babbo Natale è una persona normale. È pure abbastanza vecchio! Lui non è magico, sono le renne ad essere magiche! Loro hanno un collare speciale con una polverina fatata che le fa volare velocissime. Per questo Babbo Natale riesce a portare i regali in tutto il mondo, in una sola notte! Lui non fa niente di speciale, guida una slitta che va veloce, un po’ come te che guidi la macchina velocissima, perché sennò facciamo tardi a scuola. Babbo Natale non è sovrannaturale! Però è generoso, è buono e ci fa tanti regali.»

Non so cosa dire, sta bleffando? Ci crede sul serio o vuole solo farmelo credere? Cosa è cambiato da quella lettera accartocciata?

«Penso che il tuo discorso sulle renne e Babbo Natale abbia un certo senso… Potrebbe essere così… Ma tu ci credi veramente?» procedo nella discussione, insinuando qualche dubbio legittimo.

«Certo mamma che ci credo!»

«Perché anche la storia dei collari speciali e la polverina fatata… Beh, non so… E un vecchio signore come Babbo Natale che scivola nei camini di tutte le case e sta al freddo e al gelo per una notte intera…» Mi fingo perplessa e provo a scoprire le carte in tavola. «Qualche giorno fa ho trovato una lettera accartocciata nel cestino, c’era scritto “Babbo Natale non esiste”. Era la tua letterina…»

«Sì, ma non l’avevo scritto io! Me l’ha scritto Mattia a scuola, me l’ha scritto per dispetto! Ha rovinato la mia lettera! Per questo l’ho buttata via e l’ho rifatta!»

«Davvero?! E dov’è quella rifatta?» rispondo sorpresa.

«Ce l’ho nello zaino, non l’ho ancora finita. Volevo aggiungere altre cose! A scuola qualche bambino dice che Babbo Natale non esiste. Ma non è vero, si sbagliano! Altrimenti tutti questi regali, ogni anno, da dove arrivano?!»

Un misto di commozione, ingenuità e meraviglia si posa sui miei occhi. «Sai, a volte anche io da bambina ho avuto dei dubbi…»

Mio figlio di colpo alza la testa e mi guarda dritto negli occhi. «Mamma, Babbo Natale esiste per chi ci crede. Tu ci credi? Allora lui esiste.»

Sta succedendo una cosa incredibile, la situazione si è completamente ribaltata.

Ero quasi pronta a lasciar andare tutto, i regali nascosti nell’armadio e sotto il letto fino a non poterne più, gli impacchettamenti notturni in garage, i biscotti e le carote mangiati all’una di notte al posto di Babbo Natale e le renne. Ma soprattutto la sua gioia al mattino, quando trovava i pacchetti sotto l’albero e si stupiva di come Babbo Natale avesse azzeccato tutti i regali, non tralasciandone nemmeno uno. Leggere nei suoi occhi la consapevolezza che con tutti i bambini del mondo si era ricordato anche di lui, era questo a rendere il Natale una festa davvero speciale. Ecco, ero pronta a lasciar andare tutto questo.

E invece no, non è ancora arrivato questo momento. Ora è lui, mio figlio, che mi sprona a credere in qualcosa a cui io credevo lui non credesse più. Mio figlio sta dicendo a quella bambina della sua stessa età, nascosta dentro di me «guarda che Babbo Natale esiste, non lasciare andare questa magia. Credici ancora!»

I suoi occhi brillano e anche i miei. Non serve rispondere di sì, non serve dire che ci credo ancora. Lui l’ha capito da solo.

Lo abbraccio forte, è alto quasi quanto me ma lo sento accoccolarsi sul mio petto, come quando riuscivo ancora a cullarlo. Respiro il suo profumo, lo intrappolo tra le mie ciglia per tenerlo un po’ con me, oltre il tempo di questo momento.

«Quindi, cos’era quella storia di quando guido velocissimo per farti arrivare in tempo a scuola? Vorresti dire che sono un po’ come Babbo Natale? Un po’ anziana e con il pancione che si incastra dappertutto?»

Ridiamo insieme, sciogliendoci goffamente dall’abbraccio.

A volte parti pensando di fare chissà quale importante confessione a tuo figlio. E invece, nella realtà dei fatti, non solo ho scoperto che Babbo Natale esiste, ma che è anche un po’ come me, ovvero sempre in ritardo.

***

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