“Il Natale di Dino”

di Gabriella Paci

Natale? Cosa poteva voler dire natale per lui, sempre così attento ai suoi soldi e restio a comprare qualcosa che non fosse più che necessario, anzi, indispensabile. Peggio di Mazzarò, il personaggio della novella “La roba”.

Sposarsi? Macchè! Per aver dei grattacapi a non finire? Le donne, si sa, vogliono seguire la moda, andare dal parrucchiere, abbellire e rimodernare la casa… Scherziamo?!? Sarebbe stato un inferno… I suoi colleghi dell’Ufficio delle imposte dove lui lavorava, non facevano che lamentarsi per il mutuo da pagare, per i libri dei figli, i corsi di nuoto, ginnastica, le scarpe, l’estetista, la cucina nuova, le vacanze, l’auto… era un elenco di spese che non davano mai respiro poiché risolta una, ce n’era un’altra da fare… No, grazie mille, Dino stava bene da solo.

Lui decideva e nessuno aveva da ridire. Cena con due uova strapazzate e un bicchiere di vino Tavernello in cartone? Sissignore – lui si accontentava e stop. La cucina vecchia e il frigo poco efficiente o il bagno con i sanitari ingialliti? A lui andavano bene. Bastava fosse pulito. A questo pensava Bocena, una anziana donna rumena che per poche decine di euro al mese gli puliva tutta la casa. La donna restava da Dino poiché, abitando nella stessa scala di condominio, andava da lui al rientro dagli altri servizi e, quindi, lei “arrotondava” il suo mensile e lui trovava le faccende più fastidiose svolte da lei.

Altre spese no, non ne voleva e neppure altre donne per casa. Un tipo misogino, insomma, Dino.

Una volta, tanti anni prima si era innamorato di una infermiera, che abitava vicino a lui. Bella, schietta, senza tanti fronzoli addosso… una bellezza “verace”, che non aveva bisogno di tanti espedienti per manifestarsi in tutta la sua “solarità”. Formosa e dal sorriso contagioso, due occhi sempre attenti e due belle gambe… insomma un tipo che a Dino piaceva moltissimo. Il carattere? Si vedeva subito che era schietta anche di carattere: sempre pronta a dare una mano, festosa e aperta.

Dino aveva pensato fosse la donna ideale per farci insieme una famiglia, ma poi lei si era comprata una utilitaria nuova e diceva di voler prendere un mutuo, per farsi un appartamentino tutto suo.

Ecco che a Dino era venuto il dubbio se quella donna fosse davvero la sua anima gemella e, aspetta oggi aspetta domani, lei si era stufata e se ne era andata da lì, in un altro quartiere, nel suo appartamento con il mutuo da pagare. Capitava che la incontrasse, non di frequente e, ogni volta, sentiva quel pizzicore al cuore e quell’amarezza nel rientrare a sera nella casa vuota. Fantasie, fantasie, si diceva e tirava avanti nella sua perenne indecisione se, farsi seriamente avanti, o lasciare perdere.

Ma ora, ora che il Natale si stava avvicinando e che tutti parlavano di regali, di panettoni, di cene e di parenti, visto anche la situazione di lockdown, dovuta la covid, si sentiva davvero triste e pensava che, almeno in ufficio, stava in compagnia di qualcuno, mentre a casa…

Quelle pareti grigie, che odoravano di muffa, lo avrebbero circondato e fatto sentire quello che non voleva: un uomo solo e triste. Amici? Anche di quelli davvero pochi o, forse, nessuno. Gli amici si sa, prima o poi proponevano di andare ad un cinema, a mangiare una pizza o a fare un aperitivo, un giro … Tutte attività in cui c’era da spendere…

Ma ora che il Natale si stava avvicinando si sentiva davvero solo in quella casa vecchia e grigia. Sentiva che qualcosa dentro di sé gli diceva che – no, non poteva vivere così senza un affetto, senza una amicizia vera, senza una famiglia.

Per sua fortuna accadde che, Vera, l’infermiera che gli piaceva, capitò a fare assistenza ad un coinquilino anziano, che si era ammalato, e lui poté così rivederla.

Imbarazzato, le chiese se poteva accompagnarlo, uno dei giorni prossimi, a fare acquisti per decorare la casa in vista del Natale. Incredibile a dirsi, lui, proprio lui, aveva detto di voler fare acquisti!

Uscire con Vera gli sembrò una cosa bellissima: lei lo orientava tra gli scaffali dei negozi pieni di palline di vetro, pupazzetti e luci, stelle di natale di velluto rosso, angioletti di porcellana e tanto altro … Preso dall’euforia, volle anche regalare a Vera un presepe in miniatura, con una piccola luce nella culla del Gesù.

Questo era: amore! Lo comprese una volta tornato a casa, quando trovò nella busta degli acquisti lo scontrino con la cifra spesa: ben 50,00 euro! Eppure non aveva i soliti crampi alla bocca dello stomaco, come accadeva ogni volta che faceva una spesa che superava i venti, venticinque euro… e che, soprattutto, non fosse stata meticolosamente programmata.

Era forse una svolta? I giorni seguenti, nell’approssimarsi del Natale, si rese conto che sì, stava per cambiare modo di essere. Il Natale di quell’anno così strano, stava dando una svolta alla sua vita e forse… quel Natale non lo avrebbe passato da solo.

Vera, tra l’altro, era riuscita con qualche tocco, a cambiare anche l’aspetto di quell’appartamento: aveva messo rametti con piccole bacche rosse nei vasi, legandole con dei nastri rossi; grappoli di palline pendevano qua e là e lucettine ad intermittenza rendevano più festosa l’atmosfera.

Dino si disse che no, quella volta non poteva perdere quel dono di Natale: aver incontrato Vera e farsela scappare! Le chiese di poter passare insieme il giorno di Natale e le disse che avrebbe pensato lui al menù, ordinandolo in rosticceria. O-r-d-i-n-a-n-d-o-l-o! Solo un mese prima, i suoi colleghi avrebbero pensato ad una forma di pazzia, che lo avesse improvvisamente colto. Certo una bella forma di pazzia, ma sempre pazzia, visto come era Dino. Dino però aveva deciso: quello sarebbe stato un Natale speciale, in cui lui avrebbe cambiato vita per sempre. Avrebbe messo su casa con Vera, dividendo con lei le spese del mutuo, del menage familiare e… dei figli… se fossero nati…

Ma lei, Vera, lo avrebbe ancora voluto, non solo come compagno del giorno di Natale?

Glielo disse, tremante, davanti all’arrosto di tacchino con patate, che aveva preso in rosticceria, che sì, lei era la donna che lui amava e per la quale era disposto a diventare un altro e che il fatto di dichiararsi il giorno di Natale… doveva pur dire che lui era sincero.

Quello fu per Dino il più bel Natale della sua vita, anche se aveva speso, anche se avrebbe dovuto trasferirsi, anche se avrebbe incontrato difficoltà e problemi, anche se c’era il covid…

Perché aveva trovato l’amore e provava, per la prima volta, un gran senso di compiutezza e di gioia nel donare e nel donarsi, come deve essere sempre e non solo a Natale …

Ma quel Natale sarebbe stato per lui un punto fermo della sua vita, perché senza quell’atmosfera così “natalizia”, con le luci, i doni, gli inni, il senso di rinascita che si avvertiva nell’aria e senza quell’incontro così inaspettato, quasi un segno del destino o… un piccolo miracolo… chissà se Mazzarò Dino sarebbe diventato un altro.

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“Il Natale di Dino”

Un pensiero su ““Il Natale di Dino”

  • Gennaio 18, 2021 alle 8:15 pm
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    Una fiaba che, complice il signor Natale, trasforma il protagonista. La solitudine non può sempre riempire gli spazi della vita e la metamorfosi che compie in Dino ci fa sentire un po meno egoisti

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