“Aurora e il Natale”

di Silvia Oppezzo

«Wow! Che meraviglia!» Esclamò Aurora, vedendo l’albero di Natale risplendere di tante luci colorate e sfavillanti. Bimba di tre anni, dal visetto tondo e sempre sorridente, dagli occhi grandi e curiosi, scorrazzava per il salone, euforica.

Era il suo terzo Natale in famiglia, ma era la prima volta che viveva il fervore dei preparativi con consapevolezza, che ne respirava l’atmosfera gioiosa nell’aria, riconosceva i simboli, aiutava i suoi genitori ad addobbare la casa.

Insieme, come per gioco, avevano appeso ghirlande di pigne e rami d’abete alle pareti. Avevano decorato il tavolo del salotto con una tovaglia rossa. Al centro, vi avevano posato una candela: l’avrebbero accesa ogni sera, riunendosi intorno ad essa, per aprire le finestrelle del calendario dell’avvento e recitare una preghiera insieme.

Poi avevano allestito il presepio accanto al caminetto, e Aurora, con occhi incuriositi, l’aveva osservato poco a poco prendere forma: le rocce, il muschio come prato, le strade di ghiaia bianca, il torrente di carta stagnola, le casette, la capanna con la sacra famiglia, gli angeli sullo sfondo del cielo stellato, le statuette di pecore e pastori, i Re Magi in un angolo che sarebbero avanzati un passo alla volta, sera dopo sera.

Infine, si erano dedicati all’albero. Aurora aveva imparato rapidamente a maneggiare con delicatezza le palline rosse e oro, di varie dimensioni, che la mamma appendeva ai rami e ai fili colorati; poi la mamma, sotto lo sguardo incantato della figlia, aveva proseguito l’opera legando fiocchi di stoffa rossi; infine il papà aveva svolto il lavoro più difficile, cioè sistemare le luci e il puntale.

Avevano lavorato, insieme, per tutta la domenica pomeriggio; ma che gioia, che meraviglia alla fine, vedere l’albero illuminato! Aurora scalpitava di entusiasmo!

«Ecco fatto!» Disse la mamma, soddisfatta. E poi, rivolta ad Aurora: «Vedrai, la mattina di Natale, quanti regali troverai qui sotto!»

«Verrà Babbo Natale a portarmeli?»

«Sì!» La rassicurò il papà, aggiungendo: «Se fai la brava…»

«Ma lei è bravissima!» Corresse la mamma, scompigliandole i capelli con una carezza. «Guarda come ci ha aiutato oggi!»

«Viene Babbo Natale…» ripeteva Aurora, non si capiva se per sé stessa o per i genitori, se per conferma o per immaginarsi la scena. «Si mette le scarpe… Anzi no, gli stivali, la giacca rossa, il cappello con la pelliccia… poi prende la sua macchina…»

«La macchina?! Ma non viaggia con la slitta, Babbo Natale?» Incalzò il papà.

«Sì, la slitta che vola, con le renne. La parcheggia in giardino, poi scarica il sacco dei regali, entra in casa mia e li lascia tutti sotto l’albero».

«E cosa vuoi farti regalare?» Domandò la mamma. «Hai già scritto la letterina?»

«No. La scriviamo? Adesso?»

«Va bene». La accontentò la mamma. Prese carta e penna, disegnò una faccia di Babbo Natale stilizzata, che Aurora avrebbe poi colorato, e si preparò a scrivere.

«Allora, dimmi un po’… Che cosa vuoi per regalo?»

«Una scatola di pennarelli!» Esclamò Aurora decisa.

«Bene. E poi?»

«Dei libri».

«Bene bene, sei facile da accontentare. Altro? Qualche gioco? Una bambola? Il passeggino?»

«Sì, il passeggino della bambola». Interruppe Aurora. «E una bottiglia».

«Una bottiglia?!» Commentò papà perplesso. «E come? Di vino?!»

«No, no!» Corresse lei agitando le mani nell’aria, come a cancellare quello che aveva appena detto. «Una borraccia. Arancione e blu».

Mamma e papà si scambiarono un’occhiata d’intesa, interrogativi, come a chiedersi: chissà come le è venuto in mente?

«Scritto tutto? C’è altro?»

«Basta così!» Approvò Aurora.

«D’accordo. Chiudo e metto in una busta, così domani andremo a imbucarla». Concluse la mamma.

Ma a quel punto, Aurora fu colta da un dubbio. «Ma chi viene a portarmi i regali: Babbo Natale o Gesù Bambino? La mia amica Adele, a scuola, dice sempre che a casa sua andrà Gesù bambino. E qui? Vengono tutti e due?»

Babbo Natale o Gesù bambino? Che confusione! Già! La vecchia domanda di sempre. Da che mondo è mondo, c’è chi la racconta in un modo, chi in un altro: come fanno i bambini a capirci qualcosa? A chi devono credere? Quale delle due versioni è la migliore?

«Gesù bambino è sicuramente meglio di Babbo Natale» ragionava la mamma tra sé e sé. «In fondo, è Lui il vero Natale, senza di lui il Natale non esisterebbe… Però… Povero Gesù Bambino! Mica lo si può sminuire così, ridurlo ad un semplice portapacchi…»

La mamma si ricordava che quando era piccola lei, si era inventata una spiegazione personalissima a questa confusione: Gesù bambino, che è piccolo e gracile, porta i regali più leggeri; Babbo Natale, invece, che è grande e robusto, lo aiuta portando i pacchi più pesanti.

Ma non era questa la spiegazione che la mamma voleva ora consegnare alla curiosità della figlia.

Ci pensò ancora un attimo e poi: «Devi sapere, figlia mia, che è Babbo Natale che porta i regali. Proprio lui: riceve le letterine, come la tua, confeziona i pacchetti nella sua casa al polo nord, facendosi aiutare dai suoi amici folletti; poi, la notte di Natale, mentre tutti i bimbi dormono, lui carica la sua slitta volante, trainata dalle renne, e si mette in viaggio; entra quatto quatto, senza far rumore, nelle case di ogni bambino e li sistema sotto l’albero, perché siano trovati, a sorpresa, il giorno successivo. Babbo Natale è stato inventato apposta per questo compito!»

«Quindi è proprio lui che porta i regali». Ripeté Aurora per assicurarsi di aver capito bene. La mamma annuì.

«E Gesù bambino, allora?»

«Babbo Natale porta i regali, sì». Riprese la mamma. «Ma non proprio tutti. Solo quelli materiali. Giocattoli, libri, pennarelli, panettoni, dolciumi, oggetti vari, vestiti… insomma, quelli che si possono impacchettare. Ma c’è un regalo che nessun Babbo Natale al mondo potrà mai portare. Solo Gesù Bambino può farlo. È un regalo che non si può vedere, non si può toccare, non si può incartare o spacchettare. Ma è il più bello, il più grande, il più importante di tutti. Senza, non potremmo star bene, non potremmo essere felici, non potremmo vivere. Gesù Bambino lo porta a tutti, a tutti gli uomini del mondo, grandi e piccoli, senza distinzioni; non solo nelle case dove abitano dei bambini, come fa Babbo Natale. E questo regalo, così prezioso, non lo si trova soltanto sotto l’albero, un giorno solo all’anno, ma lo si scambia, lo si offre, lo si riceve sempre, tutti i giorni».

«Ma che regalo è?» Domandò Aurora, che non riusciva a capire quelle parole difficili della mamma.

«È l’amore!» Rispose la mamma sorridendo.

«L’amore?» Domandò Aurora, come se volesse qualche chiarimento in più.

«Sì, l’amore». Ripeté la mamma. «Come quello di mamma e papà che si vogliono bene e ti vogliono bene e vogliono che tu cresca sana, educata e felice. Come te, quando ci dai le super coccole o ci tieni compagnia, aiutandoci, mentre prepariamo la cena, o quando vuoi che giochiamo o passeggiamo insieme. Come te, che fai le feste quando vengono i nonni o gli zii a trovarti. Come te, che sei contenta quando giochi ai giardinetti o a scuola con i tuoi amici. Come te, che ti senti tranquilla e sicura quando dai la mano alla tua maestra, perché in cuor tuo sai che puoi fidarti di lei. Come il papà e la mamma l’uno verso l’altra, verso di te e verso tutti i loro amici, che ogni tanto incontrano e invitano. Ecco, questo è l’amore. E Gesù Bambino è nato apposta per insegnarci ad amare, ad amare tutti, ad amare meglio».

«E lo fa anche a me questo regalo, Gesù bambino?» chiese ancora Aurora.

«Ma certo!»

«E posso fare anch’io un regalo a lui?»

«Certo che sì!»

«Che cosa?»

«Beh…» Ci pensò la mamma. «Puoi semplicemente imparare a voler bene alle persone che ti stanno vicino. Puoi cercare di non fare sempre i capricci la sera, quando è ora di andare a nanna. Oppure… Puoi iniziare fin da subito: mi dai una super coccola?»

«Sì!!!!» E Aurora si gettò, a braccia allargate e con un gran sorriso, tra le braccia della mamma, affondando la testa nel suo maglione morbido e cingendola con le manine. Subito, il papà si unì in quell’abbraccio di famiglia e quello fu il loro primo modo di festeggiare il Natale, il Natale dell’amore.

***

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“Aurora e il Natale”

Un pensiero su ““Aurora e il Natale”

  • Gennaio 22, 2021 alle 1:43 pm
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    Bellissimo racconto. Da far leggere e raccontare. Ah se potesse veramente Gesù bambino,fare la magia dell’amore! Ci sarebbe un mondo migliore. E il racconto ci invita ad essere uomini migliori e ad insegnare l’amore con semplici gesti che partono dalla famiglia che è uno dei grandi valori…Complimenti all’autrice.

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