“Un bizzarro viaggio in autobus”

di Claudio Lucchesi

E’ una fredda mattina d’inverno in un paesino della campagna Toscana, vicino a Pistoia.

Claudio sale sullo sgangherato autobus arancione e grigio che ha ormai percorso tanta strada, per andare dal suo paese a Pistoia. Si siede sul sedile di plastica freddo e così il suo sedere si ritrova improvvisamente al Polo Nord.

Intanto sale una donna che dice che a casa ha da fare quanto quello che morì di notte1, ma che voleva un po’ svagarsi ed andare al mercato, visto che è Mercoledì ed a Pistoia è giorno di mercato. Fuori fa così freddo che anche gli esquimesi avrebbero voglia di stare a letto, ma lei è temeraria ed è talmente imbacuccata che sembra un Talebano.

“Mi si ghiacciano le mani!” Esclama tutta infreddolita, mentre oblitera il biglietto.

Intanto mentre l’autobus va, davanti agli occhi di Claudio, scorrono cartelloni pubblicitari di tutti i tipi, le voci si mescolano, la gente sale e la lingua di Dante viene corrotta con la parlata in vernacolo locale.

Un signore parlando con un’amica prende in giro le signore che dal veterinario si vantano dei loro cani con il pedigree.

Tutte le Sante volte che andavo dal veterinario, guardando il mio cagnolino quelle eleganti signore dicevano con aria di superiorità: “E’ un bastardino ma che carino!”

Allora un bel giorno quando non ne potevo più di quella frase, mi sono inventato la storia del cane Austro-Ungarico. Così quando fanno la fatidica esclamazione, rispondo prontamente.

“No! Questo è un cane di razza speciale, si chiama Gioioso Imperiale. Appartiene ad una razza Asburgica molto rara.”

Mi diverto molto a vedere la loro faccia meravigliata, davanti ad una simile affermazione. In realtà l’ho trovato in un cassonetto, dove l’avevano abbandonato, si chiama veramente Gioioso, infatti ha un carattere molto allegro. A me va bene anche se non ha quel benedetto pedigree!

L’amica risponde: “A proposito, mia nipote ha voluto prendere un cane di razza, come si chiamano, sai quelli che vanno di moda ora…”

“Ah sì un Jack Russell, guarda ci ha speso una balla di quattrini per prendere quel cane.”

“Ah ora ci sono anche i cani che vanno di moda? Poera a noi!2 Tra qualche anno diranno: i vecchi non vanno più di moda e come dice un famoso Fiorentino ci rottameranno.”.

Intanto qualcuno dice che freddo! Che bella l’estate, il periodo delle ferie, mica questo tempo!

“Mamma mia questi giovani,” dice un’altra signora “vanno in dei posti in ferie. Aspetta dove l’è andata la figliola di una mia amica3

“Ah sì a Sharm e… Maremma un mi’ ricordo4 i’ secondo nome. Stessero qui c’è anche l’Isis per il mondo con questi aerei low cost sono sempre in giro. Dice che si spende meno che andare in treno! Secondo me va a finire che per spendere meno, si ritrovano attaccati fuori dall’aereo, così imparano ad andare più vicino.”.

Claudio intanto in tutta quella confusione annusa il variopinto kaleidoscopio di odori, dove il soave profumo di qualcuno si mischia alla fragranza del sudore di chi ha poca confidenza con la doccia.

Intanto passano i pompieri ed un signore dice: “Se non ci fossero stati loro sarei sempre chiuso dentro un ascensore in Spagna. Ero al mare e rimasi chiuso dentro l’ascensore dell’albergo. Se non fossero venuti loro ci avrei svernato5 lì dentro!! Che ferie d’inferno! Avrei fatto meglio a stare a casa quell’anno. Si patì un caldo terribile, se si deve andare in ferie per patire è meglio starsene a casa.”.

“Come me” intervenne un signore ben vestito. “Un anno anche le mie ferie furono un inferno, tra caldo, zanzare e umidità. Bisognava proprio venire via, ma la mi’ moglie niente. Sembrava l’avessero inchiodata sulla sdraio, poi c’erano i bambini, poi quello, poi quell’altro, fatto sta che mi toccò6 sorbirmi tutta la vacanza d’inferno senza fare pio7.”.

Intanto una signora cominciò a gridare rivolgendosi all’autista: “Autista ferma, ferma, io dovevo scendere alla mela!”

E quale mela? Rispose meravigliato l’autista.

Si trattava del “Grande Ferro” di Burri, una grande scultura in ferro di colore arancione che i digiuni d’arte, a causa della sua forma bizzarra, hanno ribattezzato con questo nome. Se Burri si immaginasse come viene interpretata la sua opera dagli ignoranti locali, si rivolterebbe sicuramente nella tomba.

Ad un certo punto una signora parlando con un’amica disse: ”Se mio figlio un sorte8 da quei giochi su internet giuro che qualche giorno lo rimbussolo9.”.

“Come sarebbe a dire?” Domandò l’amica strabiliata.

“Sarebbe a dire che gli fò una bella carda9 glielo dico sempre stai tranquillo e buono perchè io come ti ho fatto ti disfo.”.

“Stamani mi sono anche levata male e quando mi girano, le dico così come mi vengono!”

Intanto una signora dice: “Tira un vento porta via, fa un freddo che si zizza10.”.

L’autobus intanto sta per arrivare in città. “Autista fermo! Abbi pazienza. Io dovevo scendere qui dove prima c’era l’ospedale. Ora non c’è più, l’hanno fatto là a Monculi in Val di Chiappa11. C’è anche da cambiare autobus per andarci. Dicono che è più moderno, all’avanguardia, alla fine del mondo di sicuro.”.

Finalmente l’autobus raggiunge il centro.

“Ovvia si scende” dice un signore in giacca grigia, “si fa un giretto e poi si torna su per l’ora di pranzo. Mi basta tornare al tocco12.”.

Tutti scendono dall’autobus, allietati da questo variopinto quadro fatto di odori, persone, facce e voci.

Il pullman si svuota, in attesa di un altro viaggio nel quale altre persone, allieteranno il tragitto con le loro battute spiritose e con i loro aneddoti di vita.


Note:

  1. “Morì di notte”: quando uno ha tanto da fare.
  2. “Poera a noi”: poveri noi.
  3. “Dove l’è andata la figliola”: dove è andata la figlia.
  4. “Maremma un mi’ ricordo”: un modo di dire quando una persona non si ricorda qualcosa.
  5. “Svernato”: ci sarei rimasto tanto tempo.
  6. “Mi toccò”: dovetti.
  7. “Senza fare pio”: senza dire niente.
  8. “Non sorte”: non esce.
  9. “Rimbussolo e carda”: vuol dire una ramanzina.
  10. “Freddo che si zizza”: che mette i brividi.
  11. “Monculi in Val di Chiappa”: un modo per dire lontano.
  12. “Al tocco”: un modo per dire all’una.

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