“Le decorazioni Natalizie”

di Andrea Caietti

Ci risiamo. Riecco il Natale.

A dir la verità siamo solo al sette Dicembre quindi Natale non è proprio lì dietro, ma domani sarà l’ora X. Otto Dicembre.

Come cosa succede? Dove accidenti vivete? L’otto Dicembre è il giorno in cui si mettono le luci e si fa l’albero.

Come ogni anno siamo arrivati alla mattinata decisiva senza aver cercato nulla. Un po’ perché si lavora e un po’ perché dai, diciamocelo… abbiamo tutti la ferma convinzione che andrà tutto bene.

Che brutta frase.

Comunque forza: cosa vuoi che sia piazzare un po’ di luci dentro e fuori e organizzare un albero da cineteca?

Problema numero uno: dove sono le luci da esterno che funzionano? Dovevano essere qui, ma se ci fossero state le avrei trovate.

“Guarda” fa tua moglie emergendo dal sottoscala “Ci sono queste”.

“Sulla scatola c’è scritto che non vanno. Se fossimo furbi le avremmo scaraventate via di corsa”.

“Provale lo stesso”.

La guardi con aria di sufficienza e per dimostrare che sei il vero re di casa le srotoli… cosa che sembrava mooolto più facile visto che si sono mischiate tutte. Trovi una spina e la infili nella presa e zac! Si accendono. Colorate ed intermittenti come un temporale nella notte.

Lei sorride. Mi sembra che ci sia un animale nella savana che ha quel sorriso. Ok: è stato un caso. Prendi un’altra spina e vai! Luce fissa bella rossa. Stai perdendo due a zero. Tenti di dimezzare la sconfitta ma niente: tre su tre.

“Meglio così” affermi con baldanza cercando di prendere il lato buono, ma continui a chiederti perché sul cartone c’era scritto da buttare.

Prima che il mondo abbia tempo di reagire hai già preso il telefono pronto a sfoggiare la foto dell’anno scorso. L’hai scattata proprio pensando a questo momento “Squadra che vince non si cambia” dici pronto ad avviarti verso la porta di casa. Solo che lei non è convinta.

“Pensavo di fare una cosa diversa” butta là.

Sai già che ti pentirai di quello che stai per chiedere ma devi farlo “Cosa vorresti fare?”.

“Metterei quelle rosse sul terrazzo magari aggiungendo anche quell’albero murale che hanno al negozio” comincia a camminare descrivendo immagini già ben incise che tu sai di non poter replicare “Al cancello metterei le intermittenti e la stella. Invece sulla Magnolia in giardino sarebbe bello fare una spirale multicolore da cima a fondo”.

Tu assorbi i suggerimenti. Il quadro definitivo sembra bello. La domanda è: a te cosa verrà fuori?

Quindi, una volta trovata la prolunga ed essersi accertati che funziona esci di casa. Solo che ti viene in mente un altro intoppo. Le luci non ti possono bastare. Perché il terrazzo è più grande del cancello e soprattutto la Magnolia è troppo alta per quelle luci.

“Se tiri fuori l’albero di Natale potremmo fare così…” suggerisce lei “Mentre tu vai a comprare un po’ di luci, io comincio a preparare la palline e i fili”.

Ma sì; così magari prendi anche qualche dolcetto per oggi.

Che non era semplice lo sapevi già, quello che non ricordavi è che la parete delle luci fosse grande come il terzo anello di San Siro. E ora quali prendi? A te piacciono quelle blu. Purtroppo sarebbero da sole. Quindi devi cercare quelle rosse, quelle multicolori e quelle lip lap, come ti ha detto il commesso guardandoti come se tu avessi sbagliato la tabellina del due.

Quasi quasi prendi anche il babbo natale luminoso. Forse è un po’ grandino ma sul terrazzo starebbe da dieci. Solo che hai già almeno tre spine da infilare in quella povera presa, quindi devi lasciar perdere. Però ti fai abbindolare da una terna di renne con la sciarpa che potrebbero star bene accanto alla tv.

Quando la cassiera di dice il totale senti un bruciore dietro. Tutti gli anni la stessa storia; se ti fosse venuto in mente venti giorni fa avresti comprato più cose senza doverti scontrare con la massa e forse avresti anche speso un po’ meno. Però venti giorni fa andavi in giro col giubbotto leggero; come si fa a pensare a Natale quando il pomeriggio ci sono diciassette gradi?

Arrivi a casa e noti con piacere che l’albero sta già prendendo forma.

“Dove sono le palline di vetro?” ti chiede.

“Insieme alle altre”.

“Non le ho trovate”.

Rifletti. Davanti a te c’è un quadro e vedi la tua immagine. Davvero quando ti concentri hai una faccia così? “Forse le hai messe assieme al presepe”.

“Ma figurati!”.

All’improvviso decidi di azzardare. Apri il mobile accanto alla cassettiera delle tovaglie. Vedi una scatola. La apri. Statuine, erba finta, asino, bue… Palline di vetro.

“Eccole qui” dici aspettandoti quantomeno uno zuccherino di premio.

“Chi ce le ha messe?”.

Rimani immobile ma siccome sai che ogni risposta è potenzialmente sbagliata ti scuoti “Le mettiamo tutte sul davanti?” dici deviando il discorso “Così i fili accesi le fanno brillare”.

Decidete però di dedicarvi all’esterno perché, anche se è solo mezzogiorno, le cose da fare sono tante ed è meglio farle con la luce del sole.

Uno di qua e uno di là iniziate a srotolare le lampadine. Hai dimenticato in casa i fili di plastica per legarle all’inferriata. Eri convinto ce ne fossero di più ma dovrebbero bastare.

Si ricomincia. La prolunga si è staccata. La riattacchi. Torni fuori. Fissi l’ultimo pezzo di filo. Solo che hai tirato un po’ troppo forte e si è sganciato tutto il pezzo. Una volta finito infili la spina nella prolunga e non succede niente.

“Perchè non vanno?”.

“Le hai messe male”.

“Se anche fosse dovrebbero accendersi”.

“Però non vanno”.

“Lo vedo”. Cerchi il collegamento tra le due serie di fili. Stacchi e riattacchi. Le luci partono. Lampeggiano a tempo lip lap ha detto il commesso e sono proprio belle.

Porca loca: è venuto bene. Quest’anno facciamo schiattare quegli allocchi della casa di fronte.

L’albero in giardino si rivela più complicato.

“Devi tenerle in su e girare intanto che le appendi”.

“Ho due mani; una mi serve per reggerle in cima, una per spostare i rami e me ne servirebbe un’altra per aggiustarle. Fai come fai mi mancano cinque dita”.

In più devi anche fare il possibile per non cadere dalla scala.

“Dobbiamo fare una spirale”.

“E questo è stabilito” dici cercando di tenere diritto l’insieme delle luci, fili, mani e rami.

“Prendo una scala anch’io” dice lei e torna con il treppiede che usa per appendere gli abiti. Tu avevi capito che quell’affare, assai più stabile della tua scala, avesse il veto assoluto di uscire di casa. Ma probabilmente ormai è grande abbastanza per cavarsela da solo.

In due è più facile. Tira di qua metti in su smadonna sottovoce e ingoia i tagli sulle mani il lavoro arriva alla fine.

Visto da lontano non è quello che proiettavano le immagini mentali. Non vi piace. Riprendi le scale, riparti daccapo.

“Proprio come lo volevo” mormora lei felice. Sei d’accordo anche tu. Non è proprio perfetta come spirale ma è venuta abbastanza bene. Ok: ci avete mezzo quarantasette minuti, non avete pranzato, sei quasi caduto, hai le mani simili ad un reduce da un incontro con un gatto incazzato ma l’albero è davvero bello.

E sono due. Manca il terrazzo. Poi l’albero di Natale ma quello si può fare anche nel pomeriggio.

L’illuminazione del terrazzo l’avete portata a termine in quattro e due sei. Lavoro al top, luci in linea, albero murale dritto come un palo ed effetto grandioso.

Tutto alla grande. In realtà qualcosina che non va ci sarebbe. Le luci non si accendono. Le spine sono a posto. La presa funziona. Però le piccole, belle e dolci lampadine stanno spente. Stacchi quelle vecchie e in quel momento ti rendi conto di aver commesso non un errore ma l’Errore. Hai messo per prime proprio le luci vecchie. Se come temi il problema fossero loro, devi smontare tutto sperando che non abbiano fatto saltare anche le luci nuove.

Vai in casa, infili la spina e tutto tace.

“Eppure funzionavano” dice lei affranta.

“Già” però sulla scatola dove avevi scritto da buttare.

Il problema non sarà tanto lo smontare tutto, ma il dover andare a comprare altre luci.

Ormai si è fatto buio.

Da oltre i vetri osservi soddisfatto il risultato dei vostri sforzi. Luci al cancello intermittenti che spezzano il buio.

Albero in giardino avvolto in un turbine multicolore. Terrazzo rosso babbo natale.

Avete fatto un ottimo lavoro.

Vogliamo parlare dell’albero di Natale?

Ok; ci avete impiegato fino alle sei. Vi si sono rotte due palline di vetro. Ti sei tagliato mentre cercavi i pezzi. Più della metà degli addobbi non avevano il gancio, quindi hai dovuto fare il terzo viaggio al negozio. L’albero era storto e nel cercare di raddrizzarlo vi è caduto sul divano. È stato allora che si sono rotte le palline. No, non quelle di vetro.

Però ne è valsa la pena.

Fuori fa freddo. Le vostre luci illuminano la notte. Nella penombra del salotto i fili colorati accendono i rami dell’albero donando alla stanza un’atmosfera magica.

Dalla tv arriva la voce di George Michael.

Ci risiamo: riecco il Natale.

L’anno prossimo però, dovete organizzarvi un po’ prima.

Auguri.

***

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