“Gli occhiali e la mascherina”

di Giuseppe Battista

nessuno me lo toglie dalla testa, sicuramente c’è incompatibilità tra loro.

Avevo promesso a Luca che gli avrei portato il mio libro appena ne avessi ricevuto una copia. Le promesse fatte bisogna mantenerle, così nonostante la brutta giornata ho deciso di portarglielo fresco di stampa.

Ho parcheggiato l’auto un po’ distante, devo fare un tratto a piedi, piove che scocciatura. Con la mano destra tengo l’ombrello e con la sinistra in una busta ho il libro stretto a me, per non farlo bagnare.

Di colpo mi suona il cellulare, prima decido di non rispondere, poi visto l’insistenza degli squilli, serro il libro sotto il braccio sinistro, passo l’ombrello all’altra mano e con la destra prendo il telefonino.

Ma mentre armeggio sui tasti del cellulare per rispondere, invece di cliccare sul tasto verde, clicco sul rosso e chiudo la chiamata. Adesso mi viene il dubbio, chi mi cercava?

Nel frattempo si sono appannati gli occhiali, la mascherina ha colpito ancora. Con la mano destra mi alzo gli occhiali sulla fronte, sperando che si disappannino, cerco anche di vedere chi ha chiamato ma senza occhiali non ce la faccio a distinguere il nome del chiamante. Continua a piovere.

Rimetto in tasca il cellulare, mi abbasso gli occhiali, finalmente non sono più appannati. Adesso posso vedere chi mi ha telefonato e per evitare di nuovo l’appannamento, mi scosto la mascherina. Che bello respiro anche meglio. Riprendo il cellulare, fra poco saprò chi mi stava chiamando, ma nel movimento che faccio mi cade la mascherina che avevo spostato sotto il mento. Cerco di prenderla a volo prima che cada a terra, per fortuna ci riesco.

C’è gente per la strada, devo rimettere la mascherina, il tempo di prendere il cellulare dalla tasca e gli occhiali si sono di nuovo appannati. Li rialzo, aspetto un po’ e mi riabbasso la mascherina.

Finalmente sono in grado di vedere chi mi ha chiamato… ma un colpo di vento prende l’ombrello e lo gira all’incontrario, me lo sta portando quasi via, cerco di tenerlo, poi con un colpo dal basso verso l’alto, rigiro l’ombrello e lo riporto come la sua natura conviene che sia.

Adesso con la destra tengo il cellulare e con la sinistra l’ombrello e il libro sottobraccio. Ho tutto sotto controllo?

No! Si stanno di nuovo appannando gli occhiali. Rifaccio di nuovo il giro: su gli occhiali, giù la mascherina e giù gli occhiali.

Tra ombrello, mascherina, occhiali, cellulare e libro da non far bagnare, sto andando in bambola. Difatti dimentico il libro e mi accorgo che mi sta scivolando da sotto il braccio, per non farlo cadere lo afferro con la mano destra ma mi cade il cellulare. Piove sempre.

Decido di trovare un riparo, raccolgo il cellulare da terra, è tutto bagnato, si è aperto in tre pezzi: coperchio, batteria e il resto.

Mi riparo in un palazzo, chiudo l’ombrello, mi metto il libro tra le gambe e asciugo con un fazzoletto i pezzi del cellulare, lo ricompongo e lo accendo. Speriamo che vada, ok funziona, non è vero che oggi mi va tutto storto.

Vado nel registro e leggo il nome del chiamante, è Luca, l’amico a cui stavo portando il libro. Mentre lo sto chiamando mi arriva un Whatsapp.

Non ci possiamo vedere ho avuto un’emergenza, ho provato a chiamarti, ma tu non hai risposto, a presto ciao.

Ero quasi arrivato a casa sua. Vabbè vuol dire che il libro, se lo vuole, lo viene a prendere lui da me.

Rifaccio la strada e torno verso l’auto. Però sono stato fortunato a trovare il parcheggio in questa zona, qui è difficile trovare un posto, specie di sabato. Eccola sono arrivato, come al solito mettono i manifestini della pubblicità sotto i tergicristalli, devo toglierlo subito perché con la pioggia diventa una poltiglia e si impasta sul vetro sotto le spazzole.

Aspetta ma questa non è una pubblicità. Mannaggia, ho preso una multa, non me ne sono accorto, ho parcheggiato vicino allo scivolo del marciapiede per le persone diversamente abili. Oggi non era proprio giornata per uscire.

Recupero la multa, apro lo sportello dell’auto, mi ridimentico del libro che cade pienamente in una pozzanghera.

La calma è la virtù dei forti, ma io in questo momento sono debole, perché arrabbiato per quanto mi sta succedendo.

Salgo in macchina, mi tolgo la mascherina, mi pulisco gli occhiali, cerco di asciugare il libro e mi tranquillizzo.

Mi fermo a pensare, in effetti a parte la multa e il libro bagnato non mi è andata molto male.

Mia moglie me lo dice sempre: “Giancarlo sei sempre il solito ottimista”.

***

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“Gli occhiali e la mascherina”

2 pensieri su ““Gli occhiali e la mascherina”

  • Giugno 11, 2021 alle 1:55 am
    Permalink

    Geniale nella sua tragicomica leggerezza.

    Rispondi
  • Luglio 9, 2021 alle 5:38 am
    Permalink

    “Selezione Lettore Gagliardo”

    Intuizioni divertenti, guizzi d’ilarità, passaggi confusionari. Scorrevole.

    Rispondi

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