“Aylan, il bambino che salvò il Natale”

di Daniele Semplici

Aylan stava davanti a quell’apertura, una specie di finestra senza vetro, a guardare nel buio della notte sperando di riuscire a vedere qualcosa.

“Non vedrai mai niente! Babbo Natale non si farà mai vedere da queste parti!” gli avevano urlato contro i suoi amici.

Aveva aspettato che tutti si fossero addormentati e si era alzato. Non era una bella notte, il cielo era grigio e c’era un vento forte. In lontananza si vedevano dei bagliori lontani, le solite esplosioni alle quali si era ormai abituato.

La slitta di Babbo Natale era più vicina di quanto potesse immaginare. Stava volando proprio sopra di lui, oltre quella fitta coltre di nuvole che lo nascondeva ai suoi occhi.

Babbo Natale non riusciva a vedere niente della città sottostante. Decise di scendere più in basso, nonostante le renne fossero particolarmente nervose. Forse si avvicinò troppo o qualche militare era particolarmente attento a tutto quello che si muoveva nel cielo. Partirono un paio di colpi. Babbo Natale non fece in tempo ad accorgersene, che la slitta fu colpita.

Aylan sentì un botto e vide qualcosa precipitare dietro un muro diroccato proprio davanti a lui. Chissà cos’era stato?

“… e se fosse proprio…” pensò per un istante. Ma poi gli vennero in mente tutte le raccomandazioni che i suoi genitori gli facevano sempre.

“Non avvicinarti mai a qualcosa che è caduto a terra. Anche se sembra innocuo, potrebbe scoppiare proprio mentre lo stai toccando.”

Aylan aveva visto bene con i propri occhi cosa poteva accadere ai bambini troppo curiosi. Bisognava essere realistici, le bombe possono portarsi via tutto, anche la curiosità e la voglia di giocare.

Continuò a guardare sperando di riuscire a vedere qualcosa. Vide delle ombre che si muovevano. Doveva esserci qualcuno.

Decise di andare. Sarebbe stato imprudente, ma non poteva rimanere lì.

Si nascose dietro una macchina bruciata, nella quale di giorno i bambini giocavano sempre, facendo finta di essere su un taxi che li portava in giro e che riusciva a farli uscire dalla città. Sembrava tutto tranquillo, proseguì fermandosi all’angolo. Fece un respiro profondo e piano piano si affacciò.

Quello che vide lo lasciò a bocca aperta.

Era proprio Babbo Natale, completamente ricoperto di polvere, davanti a quello che rimaneva della sua slitta.

“Babbo Natale … ” lo chiamò timidamente. “Babbo Natale… ” riprovò alzando un po’ la voce, ma non troppo per paura di svegliare qualcuno.

Babbo Natale si girò, sorpreso per essere stato scoperto, ma in quel momento il fatto di essere visto da un bambino era l’ultimo dei suoi pensieri.

“Qualcosa mi ha colpito. La slitta è fuori uso.” disse allungando le mani verso quello che restava della sua bella slitta.

“Ti ha colpito un missile, di quelli piccoli per le brevi distanze.” cercò di spiegare Aylan, che ormai sapeva tutto sui missili e sulle armi. “Sei stato fortunato” aggiunse.

Solo in quel momento Babbo Natale si rese conto di dove fosse. Si guardò intorno. Case distrutte. Mucchi di macerie. Capì di essere stato davvero fortunato. Era caduto su una montagna di rifiuti che aveva attutito la sua caduta. Lui e le renne stavano bene. La slitta si poteva riparare.

“Hai ragione.” disse al bambino.

“Cosa facciamo adesso?” chiede Aylan, che già si sentiva parte della squadra. Non capitava tutti i giorni di poter aiutare Babbo Natale.

“Avrei bisogno dei miei elfi falegnami per ripararla. Non posso ripartire in queste condizioni, la slitta non reggerebbe il mio peso e quello del sacco.” ammise sconsolato.

“Devo assolutamente aggiustare la slitta altrimenti per la prima volta nella storia quest’anno non ci sarà il Natale.” aggiunse subito dopo, come per cercare di darsi forza.

Con l’aiuto delle renne Babbo Natale trascinò il sacco e quel che rimaneva della slitta dentro una specie di garage aperto.

“I miei elfi avrebbero risolto la situazione in pochissimo tempo. Avrebbero preso qualche albero dalla foresta e con i loro attrezzi avrebbero aggiustato la slitta.” cercò di spiegare.

“Non puoi stare qui vestito in quel modo. Con tutto quel rosso attiri troppo l’attenzione e presto o tardi qualcuno ti noterebbe. Andiamo a casa mia.” propose Aylan.

Entrarono in una stanza che faceva da cucina e sala. In mezzo c’era un tavolo con tante sedie intorno. Babbo Natale si sedette per riposare un po’.

“Ti piace il nostro albero di Natale?” chiese il bambino.

Babbo Natale non l’aveva riconosciuto. Appoggiato alla parete centrale c’era un lungo asse di legno verticale al quale erano stati inchiodati ai lati altri pezzi di legno di diversa lunghezza per ricreare la tipica forma triangolare di un abete. Come decorazioni erano stati attaccati tappi di bottiglia e pezzi di metallo raccolti qua e là per strada.

“Veramente bello… e creativo.” disse Babbo Natale sorpreso.

“Qui non ci sono alberi. Non ricordo neanche di averne mai visto qualcuno.” ammise il bambino quasi vergognandosi. “Nelle case qui intorno i miei amici ed io abbiamo costruito questi alberi di Natale.”

Aylan uscì dalla stanza e tornò con una specie di coperta grigia che consegnò orgoglioso a Babbo Natale.

“Ti servirà quando torneremo fuori. Puoi tenerla addosso così ti confonderai con il resto del panorama. Non siamo abituati ai colori.”

“Come facciamo con la slitta?” preoccupato guardò l’orologio. “Sono già le undici. Non ce la faremo mai in così poco tempo.” si preoccupò Aylan.

“Del tempo non dobbiamo preoccuparci, non è un problema la notte di Natale.” cercò di tranquillizzarlo Babbo Natale.

Abbassando il tono di voce proseguì “Solo nella notte di Natale, per le persone comuni un minuto può durare ore. Altrimenti come farei a consegnare tutti i doni in una sola notte? Nessuno se ne accorge. Normalmente quando ci svegliamo non siamo in grado di dire con esattezza quanto abbiamo dormito. Questo vale ancora di più nella notte di Natale, la notte più magica dell’anno.”

Si fermò un attimo, allungò l’indice della mano e lo appoggiò sul naso facendo segno di fare silenzio.

“Mi raccomando, è un segreto.”

I due tornarono in strada. Si muovevano con attenzione. Aylan aveva preso del pane secco da dare alle renne, che apprezzarono molto mangiando tutto velocemente.

Babbo Natale guardava la slitta pensieroso. Si toccava la barba sperando in qualche idea improvvisa.

“Non so come fare…” si lasciò sfuggire a voce alta “Qui intorno vedo solo rottami di auto o pezzi di metallo, troppo pesanti per la mia slitta. Non basterebbe tutta la polvere magica che ho per farla alzare in volo. Poi le renne non riuscirebbero a trainarla.”

“Possono far volare i razzi e gli aerei che buttano le bombe, ma non la slitta di Babbo Natale.” pensò triste Aylan

Fortunatamente quella notte era tranquilla. A parte quel primo razzo, che aveva fatto precipitare Babbo Natale, non c’erano stati altri lanci. Era una notte strana, sembrava davvero che il tempo si fosse fermato. Che bello sarebbe stato avere quel potere per tutto l’anno, soprattutto durante il giorno, per poter giocare tranquillamente per strada.

“Babbo Natale, mi dispiace.” disse Aylan trovando il coraggio per guardarlo negli occhi. Aveva sempre voluto incontrarlo, ma non in quel modo.

“Non saprei dove trovare dei pezzi di legno per aggiustare la tua slitta. Siamo anche in inverno. Quello che può essere bruciato serve per scaldarci con le stufe e per cucinare quel poco che abbiamo da mangiare. Non c’è niente qui intorno.” Aylan non riuscì più a trattenersi e scoppiò a piangere e si strinse forte a Babbo Natale.

Poi si sedette avvilito continuando a ripetere quasi sottovoce: “Non c’è niente. Non c’è legna per la tua slitta…” A forza di ripetere quella parola gli venne un’idea.

“Babbo Natale, forse ho una soluzione!” disse orgoglioso alzandosi in piedi. “Aspettami qui, se vado da solo farò più veloce e sarò meno visibile. Sarò di ritorno tra poco.” Finalmente un sorriso gli illuminò il viso.

Babbo Natale rimase stupito di quell’entusiasmo improvviso e aspettò incuriosito.

Aylan capì subito che non avrebbe potuto fare tutto da solo. Si sarebbe fatto aiutare dai suoi amici. Avrebbe fatto vedere loro, che aveva avuto sempre ragione, Babbo Natale esisteva davvero e l’avrebbero visto con i loro occhi.

La soluzione era sempre stata a portata di mano.

Babbo Natale era preoccupato, sperava che Aylan non si fosse messo nei guai per colpa sua.

Le renne iniziarono a muovere le orecchie e ad agitarsi.

Dopo qualche minuto anche Babbo Natale sentì dei rumori che si avvicinavano. Si affacciò dal muro dietro al quale si era nascosto e quello che vide lo lasciò senza parole.

Un gruppo di bambini con a capo Aylan stava venendo verso di lui. La cosa straordinaria era che tenevano in braccio delle assi di legno. Un paio di loro, più piccoli degli altri, portavano dei martelli ed un sacchetto pieno di chiodi.

I bambini emozionati si fermarono davanti a Babbo Natale.

“Grazie a tutti”, disse commosso Babbo Natale, “dove avete trovato tutto questo materiale?”

Babbo Natale guardò meglio quelle assi di legno. I bambini non avevano avuto il tempo di togliere i tappi di bottiglia ed i pezzi di metallo attaccati.

Con il loro aiuto Babbo Natale riuscì ad aggiustare la slitta attaccando tutte le assi che avevano portato, sacrificando l’unico simbolo del Natale che erano riusciti a costruire.

Babbo Natale salutò tutti.

“Adesso andate a letto a dormire. Per i bambini che non dormono Babbo Natale non arriva.” disse loro ridendo.

Sparse la polvere magica sulla slitta. Si sedette e fece cenno alle renne di partire con calma. La slitta si alzò piano piano. A parte qualche scricchiolio, la slitta reggeva bene.

Dette un colpo deciso con le briglie ed in pochi attimi sparì tra le nuvole.

Aylan guardò i suoi amici con occhi pieni di felicità.

Da quel posto sperduto, senza grandi risorse a disposizione, erano riusciti a fare il più bel regalo ai bambini di tutto il mondo: avevano aiutato Babbo Natale proprio la notte più importante dell’anno.

***

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