“La renna che non sapeva volare”

di Alessandra Pellicciari

La piccola renna era certa di non saper volare. Aveva solo due anni, quando cadde dal cielo durante un viaggio con i suoi genitori e si ritrovò in mezzo all’oceano. Nuotò, nuotò e nuotò fino allo stremo delle sue forze. Quando finalmente toccò terra, svenne su una spiaggia bianca e grande, tanto che, per un attimo, pensò che si trattasse di una distesa di neve. Si risvegliò e si sentì subito al sicuro. Era in una casetta in mezzo al verde e aveva anche due nuovi genitori: un po’ diversi da lei, infatti, questi e da subito, le spiegarono che erano dei cani.

La chiamarono Laka, che nella lingua dell’isola significava dolce. Le dissero anche che era su un’isola, una bellissima e calda isola, che gli umani chiamavano Kauai. Man mano che il tempo passava, la piccola renna non aveva quasi più memoria di chi fossero i suoi veri genitori e nemmeno del paese da cui proveniva. I cani le dissero che avevano sentito dire dai loro amici umani, che veniva da molto, molto lontano… un posto freddissimo. La renna era davvero dolce e mite di carattere e, ben presto, tutti la amarono.

La sua vita trascorreva serena, aveva imparato a nuotare, amava correre con i cani sulla spiaggia ed era diventata abile anche a pescare. Passarono i mesi, poi gli anni e la renna crebbe sana e forte. Era felice, ma non capiva perché, ogni Natale, le prendeva una sorta di malinconia che non si sapeva spiegare, una tristezza strana in un periodo, dove tutti, erano così felici. I cani e gli umani cercavano di rasserenarla, giocavano con lei e la facevano partecipare ad ogni loro festa. Ma a Laka mancava sempre qualcosa, finché un giorno, dopo molti Natali, mentre era seduta sulla spiaggia a guardare l’oceano, le si avvicinò un bambino.

“Perché tu sei qui e non sei con Babbo Natale?” le chiese candidamente. Il bambino vide che la renna lo guardò con i suoi occhioni tristi e scosse la testa, come per dirgli che lei non sapeva chi fosse questo Babbo Natale.

“Oh, ma allora nessuno ti ha mai raccontato dove sono le altre renne come te! A me lo hanno detto i miei genitori, sai?”

Laka, che ora moriva dalla voglia di sapere tutto, posò il grande muso sulle gambe del bambino e ascoltò attentamente.

Le parlò di un posto freddo e lontano, chiamato Polo Nord. Lì viveva un simpatico vecchietto, con una lunga barba bianca, che ogni anno, poco prima del Natale, si metteva in viaggio su una slitta piena di regali trainata dalle renne, proprio come Laka. Non lo si poteva vedere, perché lui volava alto nel cielo e solo di notte. La vigilia di Natale si fermava sui tetti di ogni casa, dove vivevano dei bambini, lasciando loro dei regali, naturalmente, solo se erano stati bambini buoni. Laka restò stupita dal racconto e quella notte non chiuse occhio, pensando e ripensando a quella storia. Ora che ne aveva sentito parlare, dei vaghi ricordi le affiorarono alla mente: le gelide notti nella neve, i suoi genitori che salutavano le renne in partenza.

L’indomani, salì sul tetto della casa e provò a volare, ma cadde di peso su un cespuglio. I cani abbaiavano e le dicevano di smetterla, che era pericoloso, ma lei continuò a provare. Al decimo tentativo, aveva le ossa rotte e si sdraiò, arresa, sulla spiaggia. Mancavano due giorni a Natale, e Laka era sempre più triste, non mangiava quasi nulla e gli abitanti dell’isola erano preoccupati per lei. Le portavano i cibi più gustosi, i dolci più ricercati, ma niente, Laka era in preda ad una tristezza infinita.

Arrivò la notte di Natale. Tutti gli abitanti, sia gli umani che gli animali, si riunirono sulla spiaggia attorno ad un grande falò, indossando ghirlande di fiori colorati: sui capelli e sul pelo avevano fiori di ibisco rossi e la musica delle chitarre riempiva di gioia quella serata. Alcuni cucinarono pesce marinato con salsa di soia, alghe e cipolle verdi; altri prepararono pollo con zenzero e zucchero di canna e, come dolce principale, fu portata un’enorme torta di cocco. Tutti mangiavano e ballavano con gioia, ma Laka si limitò ad un assaggio e poi si sedette di nuovo a guardare l’oceano.

“Ehi amica renna – la apostrofò il bambino che le aveva raccontato la storia di Babbo Natale – sei ancora triste, vero?”

Laka appoggiò il muso sulla spalla del bambino che le accarezzò il pelo folto.

“Senti, ho un’idea: perché più tardi non proviamo a salire sulla montagna più alta dell’isola e aspettiamo la slitta con Babbo Natale? Magari, se le altre renne ti vedono, ti porteranno con loro”

A Laka brillarono gli occhi, forse sarebbe davvero andata così. Mentre la festa impazzava e mancavano pochi minuti alla mezzanotte, Laka fece cenno al bambino di montarle in groppa e insieme si diressero sul punto più alto dell’isola. Da lassù era tutto meraviglioso: la luna sembrava aver srotolato un tappeto d’argento nell’acqua e l’aria era fresca. La renna e il bambino, seduti su un grande sasso, rimasero stupiti di fronte a quello spettacolo. Ma all’orizzonte non c’era nessuna slitta. Nessuna renna che volava in quel cielo stellato.

“Forse Babbo Natale si è dimenticato di noi” disse triste il bambino.

Laka gli diede una leccata sulla guancia e quello rise di gusto.

“Va bene, amica mia, aspetteremo ancora un po’.”

Fu all’improvviso, quando il bambino e la renna si erano quasi assopiti l’uno vicino all’altra, che una luce apparve nel cielo insieme un tintinnio di campanelli.

“Guarda, guarda!” gridò il bambino saltando di gioia “E’ lui! E’ Babbo Natale!”

Laka si alzò su due zampe per l’emozione. La slitta seguì il tappeto argenteo che forse la luna aveva steso proprio per lei e atterrò delicatamente accanto ai due spettatori sbalorditi. Sei renne la trainavano muovendosi come se danzassero e, a terra, erano ancora più belle. Laka le fissò con il cuore che le tremava e d’improvviso sentì una gioia mai provata prima. La gioia che si prova nel rivedere qualcosa di familiare dopo tanto, tanto tempo.

Babbo Natale scese dalla slitta, prese un regalo avvolto in una carta rossa e lo diede al bambino.

“Questo è per te. Bravo. Te lo sei meritato. Hai aspettato qui quasi tutta la notte, per non lasciare la tua amica.”

Era un omone grande e grosso, stretto in un abito rosso, con un buffo cappello dal pon pon bianco, che pareva un fiocco di neve. La neve… Laka sprofondò ancora in quel lontano ricordo.

“Ma allora… tu esisti davvero!” gridò il bambino felice a Babbo Natale.

“Certo che esisto, piccolo. Ma tu non raccontare niente a nessuno di questa nottata o, altrimenti, tutti i bambini del mondo non dormiranno più la notte di Natale e usciranno dalle loro case per cercare di vedermi. E questo sarebbe pericoloso, lo capisci?” disse dolcemente Babbo Natale.

“Sì – disse il bambino – sarà il nostro segreto.”

Nel frattempo Laka ascoltava le altre renne raccontarle di come i suoi genitori la stessero ancora aspettando disperati. Le spiegarono dell’incidente, di quanto la cercarono invano. Le dissero anche che, per lei, era giunta l’ora di tornare a casa. Laka era felice, ma anche triste al pensiero di lasciare l’isola e quelle persone che l’avevano tanto amata. Baciò il bambino che l’abbracciò forte e le disse che avrebbe spiegato lui ai cani e agli altri umani tutta la storia. Avrebbe detto loro che si era ricordata dove viveva e che era tornata a casa volando.

“Aspetta! – gridò il bambino a Babbo Natale – Laka non è capace di volare!”.

“Sul serio? – domandò lui – allora la aiuteremo noi. Stai tranquilla piccola renna.”

Babbo Natale la legò in mezzo alle due renne più forti. Baciò sulla testa il bambino, e poi fece partire la slitta che cominciò a volare nella notte lasciando Laka senza fiato. Dall’alto, l’isola sembrava solo un puntino nell’oceano. Durante il viaggio si ricordò che sapeva volare. Così si slegò pian piano dalle altre renne e finalmente volò, volò da sola volteggiando felice.

In una piccola casetta, al Polo Nord, due renne ormai anziane, avevano acceso, come ogni Natale, il lume fuori dalla porta che avrebbe indicato alla figlia la via. Ancora non sapevano che quella notte sarebbe stata speciale anche per loro.

***

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