“Favola di Natale”

di Umberto Signorelli

Anche quest’anno, come tutti gli anni, Natale è alle porte e Veronica stava ultimando gli addobbi natalizi per festeggiare degnamente questa festa. Veronica è una simpatica nonnina di circa ottant’anni. Per tradizione familiare, il Natale veniva festeggiato a casa sua, con le tre figlie e i numerosi nipoti. Oramai mancavano poche ore alla mezzanotte ed ogni cosa era al suo giusto posto. Un enorme albero decorato alla perfezione, con numerose palline rosse e illuminazioni a tema, al di sotto del quale erano stati posizionati panettoni e dolciumi vari assieme ai regali per i nipoti perfettamente incartati e infiocchettati. Un bel presepe, con statuine e casettine messe a regola d’arte, senza parlare della grotta che ospitava la Sacra Famiglia, ancora in attesa della venuta che avrebbe allietato il mondo intero.

Al centro del tavolo figurava un bel candelabro natalizio, che, come da tradizione, sarebbe stato acceso all’inizio della cena. Ovunque addobbi festosi e non per ultimo un gran San Bernardo di peluche, alto quasi un metro, anch’esso arricchito da decorazioni varie. Qualcuno aveva messo sul suo testone un bel berretto da Babbo Natale.

Come ogni vigilia, era tradizione che la nonna raccontasse delle favole ai nipoti, i quali non aspettavo altro.

“Nonna, cosa ci racconti quest’anno?”

“Cosa volete che vi racconti?”

“Ci racconti la storia del cane che ti ha parlato?”

“Ancora. Ma l’avete sentita parecchie volte!”

“Non fa niente. E’ una storia talmente strana che ci fa piacere risentire. Ma poi nonna, ti è successo davvero?”

“Certo, è una storia vera. Almeno, credo che sia vera. Oramai è passato tanto tempo. Alla mia età, quando si pensa ad un fatto avvenuto parecchi anni or sono, non si capisce più se il fatto è reale o frutto della fantasia.”

“Ce l’ha sempre raccontata anche a noi quando eravamo piccole” intervenne la figlia maggiore “e ci ha sempre detto che il fatto è reale. Anche se è difficile crederci.”

“Dunque, avevo circa la vostra età, ero una bambina che faceva la terza elementare. La scuola era molto vicina a casa mia e quindi ci andavo a piedi da sola.”

“E il cane?” si intromise un nipote.

“Adesso arriva. Costeggiavo sempre il giardino di una villa e, quando passavo, mi veniva sempre incontro il cagnolino che abitava in quella casa. Sembrava quasi che mi aspettasse. Veniva verso di me e mi faceva le feste. Mi abbaiava con gioia ed io mi chinavo e gli facevo le coccole. Dopo qualche minuto riprendevo la via per andare a scuola.”

“Ma tutti i giorni?”

“Si, ogni volta che passavo. Oramai era diventato un appuntamento fisso. Io passavo e il cagnolino mi veniva incontro scodinzolando e abbaiando allegramente. Durante il periodo natalizio come al solito mi stavo avvicinando alla villa. Improvvisamente sentii qualcuno che mi chiamava: – Veronica! Veronica! -“

Mi guardai attorno, ma non c’era nessuno.

“Veronica, guarda più in basso, sono io che ti chiamo”

Guardai in basso e vidi il cagnolino nel giardino. Proprio il cagnolino che, anziché abbaiare come sempre, emetteva delle parole umane. Parole del tutto comprensibili.

“Ma sei tu? Ma tu parli? Come è possibile?”

“In realtà” rispose il cane, “io non sto parlando, sto abbaiando come al solito. Solo che in questo momento, per un motivo sconosciuto, tu sei in grado di capire il mio linguaggio, esattamente come se parlassi.”

“Caspita, è una magia, un incantesimo!”

“Può darsi. Forse è a causa del Natale. Certe cose avvengono solo a Natale. D’altra parte, anche Babbo Natale arriva sempre in questo periodo, non trovi?”

“Certo. Non c’avevo pensato”.

“Sei proprio una brava bambina. Scommetto che a scuola vai molto bene e che sei benvoluta da tutti”

“Si, è vero. Mi vogliono tutti bene. i miei compagni di classe, la maestra. Per non dire dei miei genitori”

“Ora però ti devo dire una cosa importante” disse il cane cambiando tono di voce “però non mi devi interrompere perché ho poco tempo. Fra un minuto l’incantesimo svanirà e tu non potrai più sentirmi.”

“Ah, e cosa mi devi dire di così importante?

“Ecco vedi un domani tu …”

Ma il cane non riuscì a finire la frase e di colpo riprese ad abbaiare. O forse è più corretto dire che io non riuscivo più a capire le sue parole, perché alle mie orecchie giungevano solo latrati. Abbaiava con affanno e la sua espressione si fece triste, come se anche lui avesse compreso che non potevo più capirlo.

“E cosa ti voleva dire?”

“Non lo so. Non l’ho mai saputo. Me lo sono sempre chiesta, però non ne ho idea”

“Ma il cane non l’hai più rivisto?”

“Certo che l’ho rivisto. Anche nei giorni successivi a quell’episodio, continuavo a rivederlo ogni volta che passavo dal suo giardino. Ma ovviamente non si verificò più nessun incantesimo”.

“Bene, ma ora” si inserì la figlia, “facciamo la foto di gruppo sotto l’albero. La nonna ci tiene a fare questa foto tutti gli anni”

La foto di gruppo era diventata una tradizione di famiglia. Ogni Natale aveva una sua fotografia.

Questi erano i momenti che facevano felice Veronica: il fatto di trascorrere la vigilia di Natale con tutta la famiglia.

“Ho sempre avuto un pensiero in testa” riprese Veronica “tutti vogliono fare grandi cose, ma alla fine sono le piccole cose che ti regalano un po’ di serenità.”

Il flash della macchina fotografica fece partire il suo lampo e proprio in quel momento sembrò che l’albero di Natale, per un istante, brillasse più del solito. Sembrò anche che le candele a centro tavola si accendessero di colpo, così come le casette del presepe. Nessuno notò che anche lo sguardo del cagnolone di peluche sembrava diverso: era come se due grosse lacrime gli scendessero dagli occhi e il suo volto languido sembrava che pensasse: “era proprio quello che volevo dirti”.

***

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