“Ho imparato ad essere vento”

di Monica Zanin

Penso.
Leggo le notizie sulla pagina del quotidiano e penso.
Penso che ormai, tutte le mie certezze sono andate in frantumi in un solo secondo.
Io che chiusa in casa… dai non scherziamo!

Non posso farcela.

Io, che solo al pensiero di non poter sentire il caldo del sole sulla pelle… non ci voglio nemmeno pensare.
Io, che a causa di qualcosa che ancora non riesco a comprendere, mi ritrovo a dormire isolata sopra un materasso buttato a terra, nel salotto di casa mia.
Fuori, sento passare la macchina della polizia comunale che, munita per l’occasione di altoparlante, chiede a tutti di restare in casa, di rispettare le regole che questa strana pandemia ci impone.

Io però, sento solo il silenzio.

Un silenzio irreale che scatena un milione di domande senza risposta e che non mi lascia vedere la fine del tunnel.
Silenzio, che la notte cerco di colmare con le note dolci di un pianoforte e che mi porta a fare i conti con i pensieri più cupi, silenzio e solitudine che riescono a mettere a nudo ogni mia debolezza. Unica ancora di salvezza per rimanere con la testa in questa strana realtà, è il mio computer appoggiato sul tavolino a lato del materasso.
A lui racconto ogni attimo, ogni sensazione positiva o negativa, ogni istante in cui il dolore e lo smarrimento prendono il sopravvento e mi tolgono quel poco di fiato che, tra un colpo di tosse e l’altro, mi resta.

Scrivo.

Perché al momento, scrivere, è la sola luce che mi lascia sperare di poter tornare a sorridere…

E’ passato ormai un anno da quel 18 marzo 2020 eppure ancora oggi non riesco a non ripensare a tutto quel silenzio.
A volte, ancora, sembra tutto così confuso. Ho scritto un racconto su quei giorni: ogni giorno scandito da una data, un’esposizione non razionale, ma sentimentale, di una vita che non riconoscevo e che mi ha travolto come tempesta.

Il colloquio quotidiano con un nemico invisibile che ho trasformato in un’entità così reale, quasi tangibile.

Parole e pensieri resi ormai indelebili confidati a chi, pur cercando di distruggermi dentro, mi è rimasto sempre accanto.

Venticinque giorni con un nemico diventato per assurdo il mio confidente.

Riflessioni fatte per cercare di dare un senso ad una situazione sconosciuta, così fuori dall’ordinario, così fuori dalla nostra portata da non sembrare reale.
Pagine scritte di getto per non lasciarmi sopraffare dal dolore di una perdita, da quel vortice di solitudine che mi stava trascinando sempre più a fondo.
Parole come sabbia di clessidra che passano e ritornano, quasi a scandire un tempo che a volte, ancora, non riesco ad allontanare da me.
Io però, sono guarita e sono tornata a vivere: meno sicura di me, diversa, decisamente un po’ fuori dagli schemi, che certe esperienze davvero ti cambiano, e più serena: continuo sempre ad indossare una maschera sul cuore, ma sono sempre pronta a cogliere ogni sfumatura di colore o emozione che il mondo mi offre.

Le ferite del cuore si sa, guariscono, ma lasciano evidenti cicatrici che il tempo attenua e non cancella.
Così, anche il pensiero è stato avvolto da nebbia sottile, un riparo dal quale, a volte, riaffiorano incertezze che ancora faccio fatica a gestire.

E allora scrivo.

Scrivo di mari, di sabbia e di vento e come il vento, attraverso i confini della mente soffiando via le nubi che oscurano il cielo, allontanando la notte per fare spazio a un’alba nuova.

Brutto il mio difetto di mettere sempre nero su bianco quello che non riesco a dire a parole; anzi, a volte anche a colori che oltre a scrivere, tempesto le mie pagine di foto. E di musica!

La musica con me non manca mai.

Gli auricolari ormai fanno parte di me, come un’estensione naturale dell’orecchio.
Che non ero molto a posto chi mi conosce lo ha sempre saputo, ma dopo l’anno appena trascorso credo di cominciare a crederlo sul serio anch’io!
E poiché, le sfumature di nero portano anche al grigio e di seguito al bianco, diciamo che va tutto bene.

Deve andare tutto bene.

Per forza.

Fosse solo per il fatto che la mattina ti alzi, vedi fievole uno spiraglio di sole e ti si apre davanti agli occhi un mondo che ancora regge la situazione in cui ormai viviamo da un anno… deve andare bene.

E anche se a volte (molte volte) quello che scrivo può sembrare molto triste, a volte molto polemico, io davvero ho voglia di sorridere.

Sempre.

Se piove sorrido perché penso che finalmente qualcuno ha sgridato il gigante antipatico e lui, pentito delle continue cattiverie, piange lacrime di scuse e, siccome il gigante è decisamente grande e grosso… tirate voi le conclusioni su quante lacrime può versare.

Sorrido se durante il giorno il sole splende perché, dai diciamocelo, cosa c’è di più bello al mondo di una giornata di sole!
Sorrido quando cammino per la strada con la musica che risuona oltre che nelle cuffie anche nel mio cuore, e non importa se qualche volta tiro un poco più su la mascherina a coprire gli occhi per nascondere le lacrime che ancora spesso non riesco a trattenere: emozionarsi per una canzone non mi fa sentire stupida.

Mi fa sentire viva.

Sorrido quando ancora la notte è alta e io non dormo che il cuore va a mille come ormai da un anno a questa parte perché… pensa se invece si fermasse del tutto!!!

Lo sbaglio più grande però, è che sorrido tra me e me; che non lascio trapelare nulla dei mie sentimenti,

Diciamo che, sono più le volte che mi nascondo dietro uno stupido nervosismo decisamente irritante e ad un’aria altrettanto antipatica, piuttosto che far vedere al mondo che la vita per me è sempre a colori.
Alcuni giorni più brillanti e caldi… altri un po’ più freddi.
Quasi glaciali.

Ma avete mai provato a guardare i giochi di luce che il sole crea sul ghiaccio? Spettacolo!

Adoro guardare il cielo quando, appena smesso di piovere, le nuvole si rincorrono e lasciano passare uno spiraglio di sole che solo a seguirlo con lo sguardo ti viene voglia di spiccare il volo e scoprire quale mondo si nasconde là dietro…

O quando al tramonto, pare che le nubi vengano accese da mille lingue di fuoco danzanti cambiando sfumature di rosso ad ogni secondo e sprigionando scintillii d’oro puro.

E poi, come fai a non pensare che, malgrado tutto, vivere è la più grande delle avventure e il racconto del mistero più intrigante che esista?

Forse sono io che sono veramente fuori dall’ordinario.

O forse, dopo aver passato giorni davvero brutti in compagnia di un nemico invisibile, ho solo imparato ad apprezzare le piccole cose che toccano il cuore, ho imparato che nulla può sostituire le emozioni, perché fino a che sei capace di emozionarti, sei vivo.
Ma a proposito del mio nemico, io ci ho dormito insieme per un paio di mesi; ho mangiato con lui, ho pianto e mi sono arrabbiata tanto; ho cercato invano di combatterlo per i primi giorni e poi di farmelo amico per non lasciarmi sopraffare dall’angoscia dei momenti più bui.
Ho nascosto molte volte il dolore che a volte attanagliava lo stomaco costringendomi a stare in piedi tutta la notte.
Ho nascosto la tristezza e perché no, la paura di addormentarmi con il pensiero che forse, l’alba del giorno dopo non l’avrei potuta vedere.
Invece, da qualche parte nell’universo, si è deciso diversamente per me: addormentarsi sarebbe stato troppo facile. Continuare a tentare di respirare invece…
Un po’ come trovarsi dentro a un uragano: un minuto prima nulla e un minuto dopo… non riesci più nemmeno a capire in che direzione vanno le nuvole e da quale parte soffia il vento…

Così, come le foglie per toccare terra si lasciano cullare dal vento; come le vele attendono il vento per scivolare leggiere sull’acqua verso infuocati tramonti.

Per non perdermi nell’infinito vagare nel profondo dell’anima.

Per affrontare la tempesta di sentimenti contrastanti che il cuore a volte scatena.

Ma sopra a tutto, per non perdere la voglia di sorridere malgrado tutto, malgrado me…

… Ho imparato a essere vento.

***

Se vuoi leggere altri componimenti relativi a questa Silloge, clicca sul link: Silloge #Ombra

Ho imparato ad essere vento – Monica Zanin – (Concorso Letterario #Ombra) – Lettera32 il Blog
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