di Erika Conti
C’era una volta un piccolo fantasma scrittore, con un grande sogno: organizzare la festa di Halloween più spaventosa di sempre. Ogni notte, con penna tremante, annotava idee nei luoghi più strani: muri scrostati, lenzuola dimenticate, lavagne abbandonate.
Ma niente lo soddisfaceva. Era come se tutto fosse già stato scritto, raccontato, vissuto. Quella solitudine lo pesava. Voleva qualcosa di nuovo, qualcosa che lo facesse sentire vivo, anche se era un fantasma. Così fece qualcosa di raro: uscì dal suo mondo e si avventurò tra i vivi, cercando ispirazione.
Solo di notte, planava invisibile tra cunicoli, scarichi, corridoi deserti. Il centro commerciale. Luci fredde illuminavano zucche di plastica dai sorrisi finti, pipistrelli appesi a fili sottili.
— Cos’è questa festa? Un simulacro senza anima — sussurrò con tristezza, sparendo in una nebbia sottile.
Il centro anziani.
Tra tovaglie verde smeraldo e carte da gioco, provò a far volare qualche carta con un soffio. — Chi ha aperto le finestre. Disgraziato. Chiudetele!! — gridò una signora stringendo la bombola d’ossigeno.Gli anziani si spaventarono. Il piccolo fantasma, ancor più impaurito, scappò via nel silenzio pesante.
Il vecchio ospedale.
Davanti a un edificio diroccato con la scritta sbiadita: “Ospedale Psichiatrico Provinciale”, notò una crepa da cui filtrava una luce calda, tremolante.
Entrò, cautamente. Stanze vuote, scrivanie impolverate, orologi fermi. La tristezza gli pesava sul petto, quasi gli toglieva il respiro.
Stava per andarsene, quando una voce sottile lo fermò:
— Ehi, fantasmino! Vieni a giocare?
— Chi siete? — chiese, la voce incerta ma curiosa.
— Siamo quelli che restano quando il mondo se ne va. Piccoli amici invisibili, ma mai soli. –
Ombre leggere si mossero nel corridoio. Non erano spaventose, ma piene di vita.
Il piccolo fantasma sentì un calore nuovo dentro di sé. Per la prima volta, non era solo.
Finalmente: la festa perfetta
Ogni notte tornava lì. Con quei nuovi amici, faceva scherzi gentili: penne scomparivano, stampanti sputavano coriandoli, monitor lampeggiavano.
L’ospedale grigio si trasformava in un parco giochi spettrale.
— Forse qui posso finalmente fare la festa.
Arrivò la notte di Halloween. A mezzanotte, le luci tremarono. Le sedie si mossero da sole, le scartoffie danzarono trasformandosi in abiti scintillanti. Le finestre si spalancarono: pipistrelli, streghe, vampiri entrarono ridendo. Fax gracchiarono come corvi, stampanti sparsero coriandoli, monitor lampeggiarono a ritmo. Dal vecchio PC uscì una musica che passava dal metal al rock, fino a una dolce ninna nanna. I corridoi vibravano. I muri respiravano.
Non era solo una festa: era un risveglio.
Quella notte, il piccolo fantasma non prese appunti. Non serviva più scrivere: stava vivendo la storia più bella che avesse mai immaginato.


Bel racconto, originale .