di Pietro Santamaria
C’era una volta un piccolo fantasma scrittore… non era un fantasma qualunque: non faceva “BUUH!”, non faceva cadere i quadri, non faceva volare le sedie. No, lui passava le notti a scrivere. Aveva trovato in soffitta un vecchio quaderno rilegato con un nastro viola e dentro annotava le sue storie, tutte buffe e strampalate. Raccontava di zucche ballerine con la gonna di tulle, pipistrelli poeti che sbagliavano le rime, streghe sempre raffreddate e scheletri che non ricordavano mai dove avessero messo il femore di riserva.
Gli altri fantasmi lo prendevano in giro: “Che ci fai con quella penna? Gli umani li devi spaventare, mica farli ridere!” Ma il piccolo fantasma scrittore non si scoraggiava. Continuava a inventare, pagina dopo pagina, storie capaci di far sorridere anche i corvi appollaiati sui cipressi.
Una notte di Halloween decise di fare il grande passo: leggere i suoi racconti davanti a un pubblico. Radunò streghe, scheletri, gatti neri e pipistrelli nel cimitero. Si mise al centro, con il quaderno stretto tra le mani trasparenti, e iniziò a declamare. All’inizio il pubblico rimase sorpreso: nessuno si aspettava una lettura invece di un urlo. Poi, pian piano, risero. Risero della zucca che cadeva sempre, del pipistrello che recitava come un attore stonato, della strega che diceva “starnuto” invece di “incanto”. “Bravo! Ancora!” gridavano tutti.
Il piccolo fantasma voltò pagina. Ma improvvisamente, le parole scritte iniziarono a brillare come fuochi fatui. Dal quaderno uscì una luce fortissima e… ZAC! i personaggi presero vita! Una zucca con i pattini sfrecciò tra le lapidi, un pipistrello iniziò a recitare versi svolazzando tra le teste, e la strega raffreddata starnutì così forte da far cadere un intero mausoleo (per fortuna vuoto).
Il pubblico rimase a bocca aperta, ma invece di scappare cominciò ad applaudire. Gli scheletri si misero a ballare con la zucca, i gatti inseguivano le rime che uscivano dalla bocca del pipistrello trasformandosi in bolle di sapone, e le streghe facevano selfie con i personaggi usciti dal quaderno. Una vera festa!
Il fantasma era sconvolto: “Non era previsto! Non era scritto così!” protestava. Ma ormai nessuno lo ascoltava più, tutti troppo impegnati a divertirsi. Persino i corvi cominciarono a fare “cra cra” a ritmo di musica.
Alla fine della notte, il piccolo fantasma scrittore venne portato in trionfo: non perché spaventava, ma perché aveva inventato il primo teatro vivente di Halloween. Da quel giorno non fu più chiamato “il fantasma che scriveva”, ma “il fantasma regista”. Eppure, ogni sera, quando tutti dormivano, tornava nella sua soffitta con il quaderno magico, chiedendosi se la prossima volta sarebbe uscito un’altra buffa avventura… o forse qualcosa di ancora più imprevisto.
Perché, in fondo, il vero spavento di Halloween era proprio questo: non sapere mai cosa poteva saltar fuori dalle sue storie.

