di Loretta Zoppi
C’era una volta un piccolo fantasma scrittore che, nella bottega di un rigattiere, ogni notte appariva accanto ad una vecchia Olivetti. Una notte il proprietario lo vide e preso dallo spavento mise in vendita la macchina da scrivere per pochi euro.
Una sera Oriana vide la vetrina del rigattiere illuminarsi e in un angolo notò la macchina da scrivere. A quella vista le ritornò la passione per la scrittura, passione che aveva sempre avuto ma che soffocò per una serie di eventi.
Ma per quanto si fugga dal proprio destino, lui stesso prima o poi ti raggiunge!
“Che strano non avevo mai notato questo negozio!” e si fermò incuriosita a sbirciare dentro prima di entrare.
“Buonasera vorrei acquistare quella macchina da scrivere, a quanto la vendete?”
“Per il prezzo sarebbe un ottimo affare, ma non funziona, ha i tasti bloccati.”
“Che peccato! Si potrà aggiustare?”
“Chi lo può dire! Forse, le macchine sono come le persone, se non si muovono si arrugginiscono, dispiace più a me, così arrugginita nessuno la compra!”
“Io si, ho solo questi pochi euro… possono bastare?” Disse Oriana spinta da una sorta di emozione o tenerezza verso la vecchia Olivetti, mentre tirava fuori dalla tasca una manciata di euro.
“Ah, se va bene a lei per me va benissimo! La prenda pure, è tutta sua.”
Oriana letteralmente abbracciò la sua macchina da scrivere e uscì dal negozio.
“Sapete dirmi chi era il suo proprietario?” Chiese gridando dall’altro lato del marciapiede. Il rigattiere ormai intento a chiudere il negozio fece spallucce:
” Mah! Chi lo sa! Gli scrittori sono personaggi strani, scrivono sempre senza cercare davvero la parola fine.”
Oriana portò la macchina da scrivere a casa come si porta un oggetto sacro. Quella notte non riuscì a dormire. Si alzò, accese una candela profumata e si sedette davanti alla Olivetti. Provò a premere un tasto. Nulla. Poi un altro. Ancora nulla. Ma al terzo, un clic. Il tasto si abbassò, lento, come se si fosse svegliato da un lungo sonno. Oriana sorrise. Uno dopo l’altro, i tasti iniziarono a rispondere.
Scrisse una frase:
“Non sono io a scrivere. È lui.”
Si fermò. Non ricordava di aver pensato quella frase. Eppure era lì, stupendosi ne scrisse un’altra.
“La mia storia non è finita. Tu sei la mia ultima pagina. Vuoi?”
Il cuore le batteva forte. Sentiva una presenza buona e intensa e, come se qualcuno le stesse dettando parole da un luogo lontano, ogni notte Oriana tornava alla macchina da scrivere. E ogni notte, il racconto si componeva da sé. Una storia d’amore di un bimbo per la scrittura che avrebbe tanto voluto diventare uno scrittore e che era morto senza aver messo la parola fine al suo romanzo.
Lo fece lei per lui e quando scrisse l’ultima frase, la macchina da scrivere si bloccò.
Udì una voce: “Grazie. Ora posso andare.”
Da quel giorno, Oriana non smise più di scrivere, ma su ogni racconto che pubblicava metteva una dedica:
“A te che hai scritto con me, nell’ombra.”

