di Romilde Mauro
C’era una volta un piccolo fantasma scrittore che era costretto a stare sempre da solo perché i bimbi, quando lo vedevano, avevano paura. Amava molto scrivere, ma nessuno leggeva le sue storie. Era la sera di Halloween e allora Ambo, questo era il nome del piccolo fantasma, decise di lasciare la soffitta dove viveva e andare per le strade: nessuno si sarebbe spaventato perché tutti erano mascherati. E così fece.
Non gli sembrava vero di poter camminare e ridere insieme agli altri bimbi.
“Ma come è bello questo vestito da fantasma” gli disse una bimba molto gentile.
Ambo si girò e le disse: “Anche il tuo vestito da strega è bellissimo”.
“Io mi chiamo Ginevra e tu?”
“Ambo”.
“Vieni, andiamo a casa della mia amica Tilda a fare dolcetto o scherzetto” e si diressero verso una villetta tutta addobbata con zucche, pipistrelli e ragnatele.
Bussarono e, appena la porta si aprì, gridarono: “Dolcetto o scherzetto?”
Tilda fece finta di spaventarsi e diede loro moltissimi dolcetti.
Ginevra e Ambo, felici, andarono a sedersi su una panchina lì vicino e la bimba cominciò a mangiarli.
“Perché non li mangi anche tu?”
“Se li mangio starò male, li porterò a mio fratello Fompo. Lui è piccolino e non è potuto venire”.
“Posso leggerti una breve storia? L’ho scritta io” chiese Ambo.
“Certo”.
C’era una volta un piccolo fantasma che desiderava tanto poter avere un papà e una mamma.
Smeralda, la fata dalle quale era andato, gli aveva detto che avrebbe dovuto far sorridere una bambina durante una festa. Il povero fantasma, però, era sempre solo; aveva provato più di una volta ad andare a qualche festa, ma appena lo vedevano tutti cominciavano ad urlare e a scappare e così si era rassegnato a rimanere solo per sempre. Una sera, affacciandosi da una finestrina della soffitta dove viveva, aveva visto tanti bambini mascherati e così aveva deciso di uscire per cercare quella bimba.
A quel punto Ginevra esclamò: “Ma questa storia l’hai inventata ora. La bimba potrei essere io e tu il fantasma” e con un enorme sorriso cercò di sollevare il lenzuolo bianco per vedere il viso di Ambo.
Il piccolo fantasma ebbe paura e si tirò indietro, ma Ginevra riuscì a prenderne un lembo e lo tirò via.
“Un bambino, sei un bambino e io che stavo per credere alla tua storia”.
Ambo rimase sorpreso e toccò subito il suo viso.
“Un bimbo, sono un bimbo vero. Ho fatto sorridere Ginevra”.
Stava pensando ancora a questo quando sentì una voce: “È ora di alzarti, devi andare a scuola, papà ti sta aspettando” e una donna dallo sguardo dolce lo baciò.
Ambo non riusciva a capire cosa stesse succedendo, ma una cosa era sicura, ora anche lui aveva una mamma e un papà.
“Cosa è questo vecchio lenzuolo? Ieri sera qualche tuo amico deve averlo dimenticato qui”.
Ambo si alzò stupito e guardò il vecchio lenzuolo. Lo raccolse e lo mise nell’armadio.
Forse aveva solo sognato di essere un fantasma, ma da quel momento in poi quel lenzuolo avrebbe sempre fatto parte della sua vita.

