Sogni e desideri

di Francesca Negrizzolo

C’era una volta un piccolo fantasma scrittore.

Aveva iniziato dagli appunti, scriveva le cose per non dimenticarle; erano tante, faticava a tenerle nella mente, così evanescente. Erano sia cose di scuola che varie richieste di mamma e papà, come: svolazzare basso che ad alta quota confondiamo gli uccelli; oppure: non fare dispetti ai gatti che graffiano chiunque e nessuno capisce perché; attenzione a giocare con i bambini che se lo raccontano ai genitori non vengono mai creduti. Cercava di rispettare tutto e rileggeva spesso. 

Poi scriveva quello che gli capitava, incontri, avventure strane, e scriveva i sogni della gente, anche quelli ad occhi aperti: i suoi preferiti. 

I sogni del sonno gli apparivano osservando le palpebre delle persone addormentate. 

Era come andare al cinema. Ne aveva scritti già un bel po’ e classificati in: sogni normali, sogni-timore e sogni-desideri. A volte, a scuola, li leggeva ai compagni e compagne. Sì, perché lui apparteneva alla grande famiglia dei fantasmi gentili e sensibili alla realtà. L’ultimo sogno osservato apparteneva a una bambina. 

Si trovò ad attraversare i muri di casa sua per caso, attirato da un rumore come di sega che lo portò in una camera da letto. 

Proveniva dai nasi di due persone addormentate, abbracciate, in un letto doppio. Dovette allontanarsi subito per non trovarsi ripetutamente sospinto e risucchiato da quei due: russavano potentemente! 

Fu poi attratto da un altro suono molto più lieve, in un’altra stanza. Era una vocina che parlava da un visetto addormentato; forse era un sogno in azione. – Speriamo appena iniziato – pensò il piccolo fantasma che si mise comodo su un fascio di capelli chiari e lucenti come spighe mature. 

Un po’ gli scappò da ridere a sentire: “Mi metto le ali e arrivo!” e “Toglimi il drago dalla cartella, per favore…” 

Non riusciva a vedere bene quel sogno, qualcosa sembrava offuscarlo.  Forse erano le due cannucce trasparenti che uscivano dal piccolo naso e proseguivano fino a una grossa bottiglia, su un tavolino, diventando una sola. O forse la lucina, ancora sveglia, sul display di una seggiolina con ruote colorate, lì a fianco. Vide anche libri, fogli e pennelli. Il sogno, ora, si mostrava più chiaro. 

La bambina era concentrata sulla notte di Halloween, imminente, e sembrava desiderare qualcosa.

“Occorrente: ragni, zucche vuote, candele, maschere, dolci, storie da brividi… Volare fino all’alba a bordo di un pipistrello o sollevata da un fantasma! 

Mamma dice che forse non potrò uscire, quella sera. Ho ancora la febbre, e l’ossigeno per i respiri, ogni notte. Spero di guarire; a scuola leggeremo delle storie spaventose, piene di mostri; non vedo l’ora.”

Si trattava inequivocabilmente di un sogno-desiderio.

Gli venne un’idea: avrebbe chiamato qualche amico ragno e pipistrello, zucche sdentate e altri piccoli fantasmi e fantasmesse; in via eccezionale, tutti riuniti in una stanza, la notte di Halloween.  

Avrebbero provato a realizzare il sogno, che comprendeva anche una speranza. 

Sogni e desideri – Francesca Negrizzolo
Sogni e desideri

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