E questo è tutto ciò che resta

di Sara Francucci

Il cielo, stamattina, ha un colore grigio opaco e non promette niente di buono. Forse tra poco nevicherà, ma il freddo è troppo pungente ed è per questo che la neve non riesce a scendere. 

Un cielo cinereo che assomiglia a te. Ai tuoi capelli, raccolti con cura, sempre, anche quando le dita cominciavano a tremare. Ogni mattina di Natale mettevi il tuo bellissimo fermaglio di perle rosse e ti coloravi le labbra. 

“Mamma, perché sempre lo stesso fermaglio?”

“Perché è il più brillante…” mi rispondevi guardandoti allo specchio. 

Un gesto che ripetevi ogni anno, anche quando ormai non ricordavi più esattamente il perché.

“Mamma, oggi è un giorno speciale!” ti dicevo, stringendoti le mani. 

“Speciale?” ripetevi cercando di mettere a fuoco il tempo. 

“Sì, è Natale. Il tuo giorno preferito”.

E allora sorridevi, come se quelle parole riuscissero a riportarti indietro. A quando controllavi ogni dettaglio e chiedevi: 

“Hai acceso le luci? Hai messo tutte le palline? Anche quella della nonna?”

“Certo, mamma. È tutto a posto. Stai tranquilla”.

Sistemavi tutto con precisione: la tovaglia ricamata a mano, le posate d’argento e i bicchieri di cristallo che usavamo solo a Natale. Poi indossavi l’abito più bello che avevi e ti profumavi il collo, perché per te era una festa sacra. Non tanto per i regali ma per lo stare insieme. 

Quando tutto era bello e io non lo sapevo. La felicità mi passava accanto in punta di piedi, mentre io ero concentrata su quello che mi mancava. Ero ricca di momenti belli, ma cercavo altro. Di più. Qualcosa che andasse oltre alla luce soffusa che filtrava dalle finestre decorate, oltre il suono delle nostre risate in famiglia, oltre le canzoni natalizie che gracchiavano da un giradischi malandato, oltre la tavola che si allungava per fare spazio a tutti, oltre le tue mani in cucina che impastavano senza fretta. Tutto questo non era abbastanza. 

Io ero lì accanto a te, a rubare i biscotti appena sfornati, ancora bollenti che mi bruciavano la lingua mentre il profumo del burro si mescolava all’aroma dell’arancia tagliata a fette con i chiodi di garofano infilati dentro e invadeva la casa. 

I profumi di Natale non svaniscono mai con il tempo, si nascondono ma poi ritornano sempre. 

Ora siedo nel posto dove ti ho lasciata. L’albero di Natale è lì, con gli stessi addobbi, le stesse luci, proprio come l’anno scorso. Nessuno ha avuto il coraggio di disfarlo. Tantomeno io perché è come se il calore della tua presenza fosse rimasto impigliato tra quei rami, come se un frammento di te fosse nascosto lì dietro ad una pallina rossa e a un filo colorato. 

Ci sono ancora i tuoi foglietti sparsi per casa; quelli che utilizzavi per ancorare parole che ti sfuggivano dal labile confine della memoria e io li ho raccolti tutti e con cura li ho appesi sull’albero. Come se quei pensieri cercassero un appiglio, proprio come facevi tu quando le tue mani si ancoravano ovunque, per non cadere e hanno lasciato impronte ovunque: sulle sedie, sulle palline dell’albero e sul legno intarsiato della tua camera. 

Quando ti aiutavo a camminare sentivo la tua mano scivolarmi via ogni giorno un po’ di più come se ogni passo fosse un addio, lento, silenzioso e inevitabile. Negli ultimi Natali ti vestivo con cura, come una bambina. Tu ti sedevi accanto al camino e iniziavi a cantare felice. Non ricordavi esattamente il motivo della festa ma eri lì e questo mi bastava. 

Il tuo pesticciare nella stanza, quei movimenti lenti ma decisi, risvegliava con il tuo peso ogni angolo della casa, come a dire: 

“Sono ancora qui. Ci sono…” anche se il tempo ci portava via i pezzi uno alla volta. 

“Mamma raccontami quella storia che mi raccontavi ogni anno quando ero piccolina…”

“L’ho dimenticata, tesoro mio.”

“Io no, mamma. Io non l’ho mai dimenticata. Ora ascoltami te la racconterò io…”

Sorridevi senza dire una parola e in silenzio ingoiavi il groppo amaro della sofferenza, mentre prendevi consapevolezza che eri a un passo dalla voragine che ti stava inghiottendo. 

Poi quella voragine ti ha inghiottita davvero. 

La tua voce si è fatta eco, e nella mia testa riverbera ancora, nenie d’amore che mi cullano in dolcezza, come quella ninna nanna mai dimenticata.

Il tuo profumo si è incarnato negli angoli di casa, nelle cose che tocco, nei gesti: quell’odore torna anche quando non lo cerco.

Soprattutto a Natale. 

E questo è tutto ciò che resta.

E questo è tutto ciò che resta – Sara Francucci
E questo è tutto ciò che resta

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