“L’amicizia non va in letargo”

di Erika Montedoro

Nel grande parco era arrivato l’autunno. La natura aveva cambiato colori e alcuni alberi iniziavano a spogliarsi delle bellissime chiome. Di lì a poco l’inverno avrebbe bussato alle porte con le sue dita gelate.

Nel tronco di una grande quercia vivevano due piccoli folletti. Si erano conosciuti all’inizio della primavera e avevano trascorso, spensierati, le prime tiepide giornate di sole. Per tutta l’estate si erano divertiti ad intrecciare ghirlande di fiori e fili d’erba, a penzolare dai rami, a nuotare con le rane dopo il temporale. Ma adesso era giunto il momento di mettersi al lavoro, perché in autunno nel parco c’era sempre un gran da fare. Gli animali si preparavano ad affrontare il lungo inverno.

Un piccolo riccio si aggirava timidamente tra le radici di un faggio. Cercava un posto tranquillo per trascorrere il suo primo letargo e i due folletti si offrirono di aiutarlo. Per prima cosa scelsero un luogo appartato, dove scavare una piccola buca. E per renderla più comoda e accogliente, riempirono la tana di foglie secche e morbido muschio.

Dopo aver annusato con il musetto appuntito, il riccio si sistemò soddisfatto nel nuovo nascondiglio e sbadigliando ringraziò i suoi piccoli aiutanti. Presto si sarebbe addormentato e i folletti lo salutarono con affetto, dandogli appuntamento in primavera sotto la grande quercia.

Poco più avanti, uno scoiattolo dalla folta coda correva da un ramo all’altro di un grosso abete, in preda all’agitazione. Sapeva che, con il freddo, il cibo sarebbe diventato più scarso e doveva sbrigarsi a fare scorte per l’inverno. I folletti decisero di andare in suo soccorso e in men che non si dica portarono due cestini carichi di funghi saporiti, di pinoli e di ghiande prelibate.

Lo scoiattolo si mise a saltare dalla gioia e per un attimo tornò l’allegria dell’estate. Quando arrivò il momento di salutarsi, i tre amici si separarono a malincuore, con la promessa di rivedersi in primavera tra i rami della grande quercia.

Sulla strada verso casa i folletti incontrarono un giovane picchio rosso. Nelle lunghe giornate estive, aveva rallegrato il parco con la sua risata contagiosa, ma adesso qualcosa lo preoccupava. Larve e lombrichi, di cui andava ghiotto, cominciavano a scarseggiare e anche per lui sarebbe stato difficile affrontare i mesi più freddi. Come se non bastasse, il buco che aveva scavato, nel legno di un vecchio tronco, non sembrava abbastanza riparato per affrontare le giornate di vento e di neve.

Anche questa volta i due folletti avevano la soluzione. Raccolti un po’ di rami qua e là, si misero a costruire una piccola tettoia per proteggere il rifugio del picchio, che intanto svolazzava lì intorno per fare provviste di bacche e nocciole. A lavoro ultimato, il picchio ringraziò tamburellando col becco e i folletti lo salutarono allegramente. Passato l’inverno, sarebbero tornati tutti a cantare tra le foglie della grande quercia.

Finalmente il freddo arrivò. E quando il gelo si fece più intenso, cadde la prima neve. Morbidi fiocchi si depositavano sui rami degli alberi e, a poco a poco, i sentieri sparivano sotto una bianca coperta.

Nel parco, ammantato di neve, regnava un grande silenzio e i folletti ripensavano con nostalgia ai giochi dell’estate, alle giornate liete e alle sere trascorse a guardare le stelle. Spesso si chiedevano se gli amici animali sarebbero tornati davvero alla grande quercia la primavera successiva. Non sapevano ancora che una magica sorpresa era in serbo per loro il giorno di Natale.

La mattina del 25 dicembre, al loro risveglio, i folletti trovarono tre pacchetti misteriosi davanti alla porta di casa. Impazienti, scartarono in fretta i loro regali ed ecco svelato il contenuto delle tre scatole: due berretti di lana, un sacchetto di biscotti alle noci e un piccolo libro di canzoni. I biglietti portavano le firme di Riccio, Scoiattolo e Picchio.

Chissà chi aveva depositato quei doni speciali ai piedi della grande quercia. La nevicata della notte aveva coperto ogni traccia, ma adesso i folletti sapevano che da qualche parte, nel parco, qualcuno pensava a loro.

Calzati i berretti, uscirono a giocare a palle di neve e quella sera, davanti al camino, cantarono allegre canzoni, sgranocchiando biscotti alle noci. Il dono più bello di quel Natale fu scoprire che si poteva essere amici anche restando lontani.

***

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“L’amicizia non va in letargo”

2 pensieri su ““L’amicizia non va in letargo”

  • Gennaio 3, 2021 alle 6:41 pm
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    Mi sarebbe piaciuto vedere anche la pubblicazione e la lettura di Poesie oltre ai racconti, la poesia è quel meraviglioso “ammasso” di parole che ti porta a toccare il cielo pur avendo un corto spazio di emozioni.

    Rispondi
    • Gennaio 4, 2021 alle 4:38 pm
      Permalink

      Grazie Sandy Ambrosio per la bella frase che hai scritto nel commento: “La poesia è quel meraviglioso “ammasso” di parole che ti porta a toccare il cielo, pur avendo un corto spazio di emozioni.”. Abbiamo preso spunto proprio da questa tua frase, per scrivere l’articolo che si intitola “Poesia non ti scordar di me”, che trovi cliccando sul link:
      https://www.lettera32.eu/2021/01/04/poesia-non-ti-scordar-di-me/
      o semplicemente cercando il titolo all’interno del Blog.
      Nell’articolo viene riportata sia la tua frase che il tuo nome.

      #BuonaLettura.
      Lo Staff di Lettera32 – Scrittori e Poeti allo Sbaraglio

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