L’ultimo Natale

di Lina Misasi

Dicembre, una volta per Lella questo era il mese più bello dell’anno, ma oggi non era più così, per cui aveva deciso di passare da sola le giornate festive, senza inviti, senza parenti, senza regali, senza addobbi, stesa sul divano ed avvolta in una calda coperta.

In un pomeriggio freddo ed uggioso le arrivò la telefonata di Andreina, una sua amica.

– Pronto
– Ciao Lella, ti disturbo?
– Assolutamente no, come stai?
– Bene, grazie, è un po’ che non ci sentiamo
– Vero
– Cosa stai facendo di bello?
– Niente, mi sto impigrendo sul divano
– Allora perché non vieni con me?
– Dove?
– Lo scoprirai, passo a prenderti tra un’ora!

Lella non amava le sorprese, ma il suo istinto le disse di accettare. Andreina arrivò puntuale, la caricò in auto e le spiegò dove sarebbero andate. Aveva iniziato a fare volontariato in una RSA e quindi pensato di far fare questa esperienza anche a lei. Lella ascoltò con freddezza le parole dell’amica, non aveva voglia di passare il tempo così, ma ormai era lì e poi ci stava quella strana sensazione che le diceva di non mollare.

Arrivarono a destinazione ma il viso di Lella tradì incredulità, – Vedrai, ti farà bene stare qui, due ore passano in fretta! – le disse Andreina prima di essere intercettata da due vispe vecchiette ad un tavolo di carte.

Lella si aggirò nel salone con curiosità e poi il suo sguardo fu attirato da una sagoma che le sembrava conosciuta, si avvicinò e con stupore riconobbe Filippo. In un attimo le passarono davanti i momenti che li avevano visti insieme, complici ed innamorati, poi la rottura del loro rapporto ed un silenzio durato anni ed adesso eccolo, quasi irriconoscibile, seduto in una poltrona con lo sguardo assente.

Avvicinandosi disse: – Filippo, mi riconosci? – L’uomo al suono di queste parole alzò appena la testa per incrociare il suo sguardo e gli occhi da spenti che erano ebbero un guizzo, l’aveva riconosciuta! Lella continuò. – Non credevo di incontrarti ancora, dimmi di te.

Filippo non rispose ma si animò, le prese la mano e gliela strinse, a Lella si inumidirono gli occhi e si guardarono a lungo, senza parlare, ma con lo sguardo che valeva più di ogni discorso.

Quando andarono via, Lella raccontò all’amica la storia d’amore vissuta con Filippo, il modo un po’ brusco con il quale si erano lasciati, la mancanza di sue notizie fino a quel pomeriggio ed il suo sgomento nell’averlo ritrovato in quel luogo ed in quelle condizioni.

Passarono un paio di giorni e Andreina la chiamò per andare nuovamente alla RSA. Appena varcata la soglia dell’istituto, una delle infermiere fermò Lella per accompagnarla dal medico responsabile.

Le due amiche si scambiarono uno sguardo interrogativo e Lella si recò dal medico che l’accolse con un garbato sorriso:

Velocemente, mi spiega cosa ha fatto al signor Filippo?
– Nulla, perché è successo qualcosa?
– Certamente – fu la risposta – ma in positivo, Filippo era quasi un vegetale, non parlava, viveva le sue giornate senza muoversi dall’angolo in cui veniva accompagnato ogni mattina; da quando lei è venuta due giorni fa, ha chiesto del barbiere, si è lavato, vestito di tutto punto, non è più svogliato e
non si lamenta della terapia, mi dica cosa ha fatto per cambiarlo così.
– Sa dottore, io e Filippo da giovani siamo stati molto vicini, poi la vita ci ha divisi ed ora incontrandolo qui inaspettatamente forse gli ho fatto ricordare i momenti felici che abbiamo vissuto, non saprei dirle altro.
– Qualunque cosa si sia ricordato è stata meglio di ogni farmaco, sa la sua aspettativa di vita non è lunga, è molto malato, gli restano pochi mesi, ora vada, la sta aspettando e grazie per ciò che ha fatto e che farà.

Filippo era lì, un uomo diverso, curato nell’aspetto e con lo sguardo presente e vivo; passarono il pomeriggio ad addobbare il grande albero e spesso le stringeva la mano, forse per rivivere le antiche emozioni, forse per dire che era felice di averla ritrovata, Lella lo ricambiava, consapevole del bene che gli faceva. Anche nei giorni successivi il copione si ripetè, Filippo l’aspettava nel salone e lei non lo faceva attendere inutilmente, parteciparono insieme al gioco, ai cori, alla cena della vigilia ed
al pranzo di Natale.

Dal Natale che Lella voleva vivere in assoluta solitudine, lontano dal clamore consumistico della festa, ora si ritrovava ad essere contenta dell’inaspettata scelta fatta; tornando a casa la sera del 25 dicembre Lella pensò che il tanto descritto spirito natalizio era sicuramente quello che aveva vissuto in quei giorni, la consapevolezza di aver donato il tempo e l’affetto a degli sconosciuti ed un ultimo Natale sereno ad un uomo per il quale lei era stata importante e che stava per terminare i suoi giorni
tristemente solo. Aveva semplicemente donato un poco di sé, praticato la gentilezza nel fare per la prima volta in vita sua del volontariato, eppure aveva ricevuto emozioni come mai le era accaduto e compreso che donarsi è il miglior regalo da ricevere: ecco questo era il più bel Natale della sua vita.

L’ultimo Natale – Lina Misasi
L’ultimo Natale

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